Costume

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Un tempo ci si accomodava sopra un calesse e viaggiare aveva un significato. Oggi si sale a bordo di un super jet e in poche ore si arriva dall'altra parte del mondo... Un cambia mento avvenuto nel giro di pochi anni alla fin fine...

Si festeggia i santi Ermacora e Fortunato, patroni e protettori del Friuli Venezia Giulia. Una storia, la loro, che merita di essere conosciuta e fatta conoscere.

Questa volta, amici, parliamo di preti. Come mai? Si dà il caso che in questi giorni molti di noi ricordino date importanti. L’Ordinazione sacerdotale e la prima Messa nel loro paese di origine in festa. Avveniva di solito a fine giugno o ai primi di luglio.

C’era una volta l’esodo di massa. D’estate ora le città non si svuotano più. Regna la vacanza mordi e fuggi. La gente non parte più per il sole dei Caraibi o per i fiordi norvegesi. Ai più basta qualche ora a Venezia o nei boschi del Cansiglio. E allora che possono fare i ragazzi in vacanza e gli adulti nei fini settimana o nei lunghi pomeriggi estivi?

Da anni sentiamo parlare di "tempo di crisi". Dovremmo parlare piuttosto di "crisi del tempo", cioè di crisi del rapporto col tempo. Un rapporto che nella nostra modernità è caratterizzata da tre fattori: accelerazione, atomizzazione e produttività.
L’accelerazione del ritmo della vita è constatazione quotidiana. "Non ho tempo", ripetiamo spesso. Ma quando non c’è più spazio per il tempo, anche lo spazio non è più vissuto né goduto. Diventa luogo di transito. Il mondo intero lo vediamo in TV lo visitiamo in poche ore di aereo. E noi non abbiamo il tempo per goderne.

Il contesto attuale presenta nuovi scenari e sfide inedite per la libertà religiosa. La globalizzazione, infatti, sta modificando i confini delle appartenenze religiose. Finora il tipo di fede era legato all’etnia e al territorio da essa abitato per cui certi paesi erano ritenuti protestanti, altri ortodossi, altri ancora induisti e molti islamici, con i loro luoghi di culto, le tradizioni, le loro feste. Le minoranze in qualche caso erano tollerate spesso erano discriminate se non perseguitate. Ora la globalizzazione in corso provoca grandi mescolanze di popoli ed etnie, di fedi, di culture e tradizioni diverse.

Il 2 giugno è festa nazionale. Alla fine della guerra l’Italia voltò pagina. Il 4 giugno 1944, con l’ingresso delle truppe alleate, Roma fu liberata. Vittorio Emanuele III ultimo re dei Savoia, nominò il figlio Umberto II luogotenente del Regno. Nel frattempo si era formato il Fronte di Unità Nazionale che stabilì di indire un referendum a suffragio universale (per la prima volta votarono anche le donne) per decider la forma istituzionale dell’Italia finalmente libera.

Comunità, una delle parole più ricche e fondamentali del nostro vocabolario civile, sta subendo una mutazione radicale. La comunità è sempre stata una realtà tutt’altro che ideale, omogenea perché in essa si concentrano le passioni più forti e profonde dell’umano, luogo di vita e di morte.

E' ora di passare dai populismi al popolarismo. Esempi del passato oggi poco o del tutto inimitati.

In questi giorni "la dolce catena che ci rannoda a Dio", come il beato Bartolo Longo chiama il Rosario, viene evocato in tutte le chiese del mondo, soprattutte in quelle che soffrono per la guerra, per la mancanza di generi alimentari di prima necessità. Per esempio a Erbil dove vivono migliaia dei profughi. Vedendoli portare al collo il Rosario, sorge spontaneo pensare come sia servito in ogni tempo a sentirsi popolo. Così di fronte a chi invoca Dio per fare la guerra, il nome materno di Maria viene a ricordarci che il vero Dio può solo chiamarsi amore".