L'Editoriale
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Il messaggio del Vescovo Pellegrini: "Perché piangi?"

"Carissimi, non abbiate paura o vergogna di piangere nei momenti di dolore e di smarrimento. Oggi tanti di noi piangono perché non riescono a vedere i segni di un domani migliore, perché le parole di consolazione non bastano a sollevarci dalla paura... Ricordiamo le prime parole di Gesù risorto sono di una tenerezza straordinaria: "Donna, perché piangi?".

Parole chiave: Pasqua (22), Coronavirus (225), Vescovo Pellegrini (23)
Il messaggio del Vescovo Pellegrini: "Perché piangi?"

arissimi,
mai ci saremo immaginati di celebrare una Pasqua così, chiusi in casa, nella impossibilità di incontrarci e di scambiarci gli auguri con un abbraccio e una stretta di mano.
Chiusi in casa con senso di timore e smarrimento per una epidemia che ci trova impreparati, non solo per la vastità e gravita del contagio, ma perché ha messo in crisi le certezze e le sicurezze alle quali in questi anni la cultura e la società ci avevano abituati.
Ci sentivamo forti e infallibili, vincenti su tutti i fronti, da quello economico, informatico/comunicativo a quello sanitario, e di aver raggiunto il massimo delle nostre possibilità e certezze.
Ora, dopo poco più di un mese, sembra di esserci risvegliati da un brutto sogno. Avevamo sentito parlare di epidemie, di virus letali che girano per l’atmosfera e non si vedono, di sistemi sanitari in crisi e incapaci di curare tutti gli ammalati, di numeri elevati di morti … ma erano lontani da noi, raccontati solo nei giornali o visti in televisione. Invece è vero e reale anche per noi.
La morte bussa molto più frequentemente, i presidi ospedalieri fanno fatica a contenere tutte le persone contagiate e stiamo vivendo un’esperienza surreale, chiusi in casa, senza possibilità di movimento e di incontrare le persone, senza la possibilità di vivere la domenica, di vivere insieme la Pasqua, di celebrare come comunità i sacramenti e di consegnare i nostri cari defunti con la preghiera alla casa del Padre.

Credo che in una situazione così, sia difficile riconoscere la presenza del Signore Gesù, vivo e risorto.
In questo tempo risuona forte dentro di me la domanda della liturgia della Parola di qualche domenica fa: "Il Signore è in mezzo a noi si o no?" (Esodo 17,7). Mai come oggi sperimentiamo quanto sia vera, in attesa di una risposta, che fatica ad essere accolta e compresa.
Mi accompagna in questo tempo una scena evangelica: l’incontro di Maria Maddalena con il Signore risorto.
Questa donna è rimasta sconvolta, scioccata dalla morte di Gesù, non si dà pace. All’alba del giorno dopo il sabato, in quell’ora tra il buio e il giorno, corre al sepolcro, cercando qualcosa, meglio Qualcuno che era morto.
Arriva e piange! In questa corsa, in questa ricerca, sono riflessi ogni nostra ricerca, una forza interiore, un grido e una speranza, che siano capaci di dare senso e significato alla vita, alle sofferenze che viviamo e alla felicità che desideriamo.
Le prime parole di Gesù risorto sono di una tenerezza straordinaria: "Donna, perché piangi?".
E anche a noi, in questa Pasqua ci chiede: "Perché piangete?".
Si avvicina e delicatamente si preoccupa di noi, chiedendoci come stiamo, si prende cura di noi, asciugando le nostre lacrime e riscaldando il nostro cuore.
Nella prima ora del mattino di Pasqua, Gesù si preoccupa del nostro dolore, si china sulle nostre sofferenze abbracciandoci e stringendoci a sé. È il segno meraviglioso di un Dio che prova dolore per il dolore dell’umanità, che soffre per quello che ci sta capitando, senza abbandonarci e lasciarci soli, e, senza sconvolgere i ritmi della storia, si fa carico delle nostre preoccupazione e delle nostre necessità.
Questo è il modo con cui Gesù affronta il dolore del mondo. Di fronte ai nostri interrogativi e ai nostri perché, il Signore si avvicina a noi, alla nostra sofferenza, ci fa sentire il suo amore, la sua vicinanza e la sua compassione. E questo è anche il modo che il Signore chiede ai discepoli, chiede a noi, per essere presenti e vicini a tutte le persone che soffrono. Non tanti discorsi o tante parole, ma affetto, solidarietà, ascolto e vicinanza.

Carissimi, non abbiate paura o vergogna di piangere nei momenti di dolore e di smarrimento.
Oggi tanti di noi piangono perché non riescono a vedere i segni di un domani migliore, perché le parole di consolazione non bastano a sollevarci dalla paura e talvolta dalla disperazione.
Piangono per tutto il male che ci circonda, per un virus che si fa fatica a debellare, per sacche di miseria e di violenza che ci sono ancora nel mondo.
Come alla Maddalena, così anche a noi, il Signore chiede di avere il coraggio di riconoscere i segni della sua presenza e della vittoria sul male e sulla morte.
Ci chiede di andare, senza paura, a proclamare a tutti che Lui è vivo, è ancora presente nella scena del mondo per portare gioia, amore e speranza. Davanti al dolore, il Risorto si è fermato e non è passato oltre.
L’amore che ci ha dimostrato spinga anche noi a diventare amore e solidarietà verso gli altri. In questi giorni non ci sono solo segni di morte e di sofferenza. Il risorto ci invita a guardare il mondo e l’umanità dalla sua prospettiva, con l’occhio dell’amore e della misericordia del Padre.
Quanto amore, nei giorni del coronavirus, si sta diffondendo nel nostro territorio e nel mondo. Basti pensare ai medici, agli infermieri, veri angeli custodi dei malati, ai tantissimi volontari, alle istituzioni, uomini e donne, giovani e adulti che si stanno donando per il bene e la salute di tutti. Scusate una battuta. Credo che il diavolo, all’inizio della pandemia e dei contagi, fosse contento nel vedere le chiese vuote e la gente non accostarsi più ai sacramenti. Ora, credo che lo sia molto meno!
In questo tempo è cambiato il cuore e lo stile di vita di tante persone, meno preoccupate di se stesse e più attente alle necessità e bisogni degli altri.
Molti, poi, stanno percependo che nella vita manca la cosa più importante, che c’è bisogno di una Parola che dia significato e illumini il cammino, di una relazione con Dio che dia forza e coraggio nell’affrontare le difficoltà, di un Pane spezzato che ci apra a desiderare il cielo, di sentire vicino l’unico che ha vinto la morte: Gesù.
Sentiamo rivolta a ciascuno di noi la parola di san Paolo: "Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede" (1Corinnzi 15,14).

Papa Francesco, in questi giorni ci sta donando una bellissima testimonianza di fede forte e di amore sincero. Mi unisco al suo invito di pregare per le famiglie, perché sappiano trovare il modo di comunicare il bene, di costruire rapporti di amore in casa, vincendo le angosce e difficoltà del momento presente.
Carissimi tutti, non sentitivi soli e isolati, anche se non potete trovarvi nelle chiese delle parrocchie, insieme con i vostri sacerdoti.
Ravvivate l’amore del Signore Gesù, in casa tra di voi, radunati come una piccola Chiesa domestica, spezzate il pane dell’amore vicendevole, della pazienza e del perdono.
A tutti Gesù dice: "Pace a voi!" (Giovanni 20,19). È il regalo della sera di Pasqua, che scaturisce dal dono che Gesù ha fatto della sua vita, come segno di amore per l’umanità.

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