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Verso la Settimana Sociale: incontro con Castegnaro

Tappe di avvicinamento alla settimana sociale: l'impegno sociale e civile dei cristiani è un optional? ha risposto il sociologo Alessandro Castegnaro

Parole chiave: POlitica (25), Castegnaro (1), Cristiani (7), Settimana sociale (2)
Verso la Settimana Sociale: incontro con Castegnaro

L'impegno sociale e civile dei cristiani è un optional? È la domanda che ha sotteso l’incontro con il sociologo Alessandro Castegnaro, intervenuto a Casa Madonna Pellegrina in preparazione alla Settimana Sociale diocesana, curata dalla Pastorale Sociale.
Spesso il cristiano distingue l’ambito delle pratiche religiose, della preghiera, della carità espressa individualmente in piccoli gesti dall’impegno civile: Castegnaro invece sottolinea che questa dicotomia non dovrebbe esistere nella vita del cristiano, che dovrebbe vivere la sua vita come un unicum in cui preghiera e impegno civile si fondono. "La nostra non è una religione spiritualista, che si può ridurre alla pratica religiosa o che pensa solo all’Aldilà, ma è la religione dell’incarnazione, nella quale il verbo si fa carne". E cita Matteo 25 "ereditate il regno che v’è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e mi veniste a trovare".
Il cristiano è perciò impegnato nella costruzione della realtà politica e sociale terrena. Al cristiano, per usare un’espressione che piace a papa Francesco, piace "impicciarsi, mischiarsi": il cristiano vive nella storia, fa la storia, non solo la subisce. Si parla della storia con la "s" maiuscola, ma anche della piccola storia di ogni singola comunità, che non può rimanere fuori dalle chiese. L’essere cristiani significa essere incarnati nel mondo.
In Italia, invece, si è sviluppato il disinteresse nei confronti della politica, senza distinzione, che ha come conseguenza generale che è difficile fare politica di lungo periodo, pur avvertendone la necessità. Perciò il modello di democrazia rappresentativa non deve essere dato per scontato, perché è in difficoltà, mentre andrebbe ripensato e riformato. Si ha la sensazione che i nemici della democrazia siano più agguerriti dei suoi difensori. Anche il rapporto verso altre culture che comporta la globalizzazione ha avuto come conseguenza un atteggiamento di chiusura e di paura, che porta a badare più ai confini che a gettare ponti. E la rete contribuisce a creare un’opinione negativa e allarmante.
Mentre già Giovanni Paolo II scriveva che l’Europa si è formata proprio andando incontro ad altre culture e ad altre civiltà, espressione di un cristianesimo che non ha paura di aprirsi. E se non ci si evolve e ci si chiude, si è destinati a morire.
Questa chiusura si esprime nei nazionalismi che sono stati la grande tragedia del Novecento europeo. Gli storici e i politologi sono preoccupati che questo passato possa ritornare, seppure in forme diverse, magari attraverso la tecnologia. Altra questione scottante è quella ecologica. Tutte questioni che richiedono un forte impegno civile da parte dei cristiani.
In una realtà in cui i preti sono sempre meno, i laici sono sempre più impegnati all’interno della chiesa, e fanno fatica a fare lo stesso al di fuori, sono diffidenti, hanno una cultura politica debole.
Invece è importante che i cristiani si reimmergano nella storia, riprendendosi delle responsabilità politiche, per diventare protagonisti del cambiamento. Non bisogna dimenticare che "il Vangelo ha un contenuto politico perché vede la storia con gli occhi dei sofferenti".
Martina Ghersett

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