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26 novembre: Giornata del seminario diocesano. Seminaristi per una chiesa in uscita

"Cosa spinge un giovane a entrare in seminario e a diventare presbitero?". Penso sia un interrogativo che spesso ci facciamo oggi e che ha preso il posto di quello di ieri che era "perché c’è un calo di vocazioni?".

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26 novembre: Giornata del seminario diocesano. Seminaristi per una chiesa in uscita

"Cosa spinge un giovane a entrare in seminario e a diventare presbitero?". Penso sia un interrogativo che spesso ci facciamo oggi e che ha preso il posto di quello di ieri che era "perché c’è un calo di vocazioni?".
Infatti, se guardiamo con realismo alla vita delle nostre Chiese e l’impegno dei presbiteri in parrocchia, forse possiamo escludere alcune motivazioni fittizie che potevano sostenere la scelta fino a qualche anno fa. Stabilità economica, status sociale, riconoscimento pubblico, plausi e visibilità… sono condizioni che stanno gradualmente venendo meno, sia per la Chiesa, che per i presbiteri e addirittura per i vescovi. Ne guadagneremo verso una Chiesa forse meno potente e influente, ma più vicina alla gente e capace di testimoniare con semplicità il Vangelo; più povera di mezzi materiali, ma più ricca della forza profetica dello Spirito Santo. Sgomberato via via il campo da possibili distrazioni, per il prete del futuro non resta che l’essenzialità di una vita donata a Cristo e ai fratelli tramite l’ordine sacro nella Chiesa.
Ma anche qui le cose stanno cambiando abbastanza velocemente anche qui le cose stanno cambiando abbastanza velocemente, come ci ricorda il percorso sinodale della Chiesa universale e locale.

Dall’Assemblea Sinodale stanno infatti emergendo indicazioni, che magari non sono così audaci da rivoluzionare la pastorale, ma sufficientemente solide e condivise da essere fondamentali in questa epoca di cambiamento.
Anche il ministero del prete sta cambiando, verso una maggiore fraternità tra i presbiteri, fatta di condivisione, collaborazione, incontri spirituali, pastorali e conviviali; verso l’individuazione dei servizi essenziali e propri da svolgere, per non perdere lo specifico del dono ricevuto e per non essere travolto dal "fare" quotidiano; verso la collaborazione, o meglio la corresponsabilità con figure laicali "di giuntura" iscritte in nuove ministerialità che nascono dal Battesimo; verso una pastorale di nuovo e rinnovato annuncio del Vangelo per una Chiesa in uscita dai consueti e rassicuranti luoghi di incontro.
Tutto ciò mette alla prova il presbitero di oggi, ma ci fa anche crescere in alcune scelte che potrebbero essere utili per i preti di domani, ossia per i seminaristi di oggi. Proviamo a indicarne tre.
Una grande fiducia in Dio, che consente speranza nel domani. Sembra scontata, ma sarà sempre più decisiva, di fronte ai pericoli dell’attivismo e della disgregazione, una profonda spiritualità che alimenta la vita nella direzione dell’affidamento al Signore. È Sua la Chiesa, Suo il mondo, Sua la vita dei preti… Solo così si può far crescere una virtù teologale, la speranza, che non è semplice ottimismo umano, ma consapevolezza che tutto è nelle mani di Dio e che noi lavoriamo per Lui e con Lui accanto.
Una capacità relazionale umana solida e matura. Essere preti ossia uomini capaci di stare da soli e in compagnia e fraternità; di scelte controcorrente, ma condivise; di stare dentro la cultura di oggi ma senza perdere il senso critico dato dal Vangelo; di sostenere la fatica di donarsi completamente e di prendersi tempo per il riposo, la preghiera, la cura di sé…
Un continuo allenamento all’elasticità per una chiesa e un mondo in un cambiamento d’epoca, in cui i tradizionali progetti pastorali potrebbero non essere più efficaci e saranno necessari adattamento, coraggio e inventiva. Non sono mai mancati nella storia della Chiesa, perché frutto dello Spirito accolto nel cuore di tanti uomini e tante donne, che spesso chiamiamo "santi".
Tutto ciò, lo dico più a me, agli educatori e a nostri seminaristi che a voi lettori, nella consapevolezza, però, che, se per educare un bambino serve un intero villaggio, a maggior ragione per formare un presbitero serve un’intera Chiesa, con tutte le sue componenti e la sua storia, con tutta la ricchezza di fede e di preghiera che può sostenere la risposta dei seminaristi alla chiamata del Signore.
Don Marino Rossi
Rettore del seminario diocesano

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