Commento al Vangelo
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Gesù, il falegname, il figlio di Maria, il fratello di…

Per davvero Gesù aveva fratelli e sorelle? In ebraico e in aramaico, il vocabolario della parentela è poverissimo: padre (’ab), madre (’em), fratello (’ach), sorella (’achôt), zio paterno (dôd), la zia (solo in aramaico, dôdâ)...

Parole chiave: Catechesi (2), Vangelo (113), Diocesi (176)
Gesù, il falegname, il figlio di Maria, il fratello di…

Mc 6,1-6
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltandolo, rimanevano stupiti e dicevano: "Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?". Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: "Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua". E non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Tematica liturgica
Quando, all’inizio del sec. VI a.C., i babilonesi trascinarono il popolo d’Israele in schiavitù a Babilonia, Dio non lo abbandonò. Israele era un popolo di "ribelli" e di "figli testardi e dal cuore indurito" (1° lettura, Ez 2,2-5). Il Signore inviò loro Ezechiele perché sapessero che in mezzo a loro si trovava un profeta. Ezechiele raccontò nel suo libro quanta fu la sua fatica nel farsi accettare e ascoltare. Sotto diversi aspetti, dunque, Ezechiele anticipò profeticamente la figura e le esperienze del Messia (esperienza dell’incomprensione e del rifiuto). Allo stesso popolo di "ribelli" e di "figli testardi e dal cuore indurito", infatti, viene mandato Gesù, il quale, proprio nella sua patria viene rifiutato (vangelo, Mc 6,1-6). Il rifiuto avvenuto a Nazaret è un avvenimento penoso del ministero galilaico di Gesù. Il Maestro era stato accusato di operare gli esorcismi per mezzo del principe dei demoni (cf Mc 3,22). Si sa: i pettegolezzi si diffondono subito. Da qui la meraviglia dimostrata con le domande: "Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?". A queste domande piene di sospetto si aggiunge la mentalità ristretta presente nelle domande successiva: "Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di…". Un falegname può avere la fama di un sapiente e di un taumaturgo? No, impossibile. Questo pregiudizio stupisce Gesù. Egli, infatti, "si meravigliava della loro incredulità". Si sa che pregiudizio prende forza dall’autoreferenza, cioè dal confronto con chi la pensa allo stesso modo e diventa convinzione. La convinzione, poi, genera il giudizio: "Ed era per loro motivo di scandalo". Quando il pregiudizio pontifica, il miopismo trionfa.
All’inizio del testo evangelico c’è una finezza: "I suoi discepoli lo seguirono". Il verbo "akolouthéo" (seguire) è al presente storico ("lo seguono"). Il verbo esprime un atteggiamento costante. Si tratta del verbo classico del discepolo. I discepoli, perciò, hanno visto e ascoltato bene ciò che è successo a Nazaret. L’episodio è rimasto impresso e lo hanno congiunto a ciò che il Maestro insegnava: "Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra". Da qui in avanti i discepoli hanno saputo - e oggi sanno - che cosa significa essere giudicati con pregiudizi perché cristiani e, quindi, essere respinti sempre dai medesimi pregiudizi. La sequela del discepolo, perciò, non è solo imitare Gesù, ma è anche condividere con Lui ciò che Egli ha vissuto.

Aspetto letterario
Il testo evangelico di Mc 6,1-6 inizia, dicendo: "Partì di là e venne nella sua patria….". Il testo biblico-liturgico, invece, inizia così: "In quel tempo, Gesù venne nella sua patria…". Marco voleva legare l’episodio della rivivificazione della figlia di Giàiro e della guarigione dell’emorroissa all’episodio di Nazaret. La Liturgia preferisce rendere l’episodio di Nazaret indipendente. Mc 6,1-6, nel contesto del vangelo di Marco, ha come tema dominante l’incredulità dei compaesani di Gesù. Lo stesso testo, inserito nel contesto del Lezionario, ha come tema dominante la presenza del profeta mandato da Dio; profeta che resta tale anche se gli uomini lo rifiutano. A livello letterario Mc 6,1-6 è diviso in quattro pericopi: la descrizione della scena del rifiuto (Mc 6,1-2a), la reazione della gente (Mc 6,2b-3), la reazione di Gesù (Mc 6,4-6a) e il breve sommario finale (Mc 6,6b).

Riflessione biblico-liturgica
a. Per davvero Gesù aveva fratelli e sorelle? Già nel se. II d.C. si diceva che erano i figli di Giuseppe avuti dal precedente matrimonio. S. Girolamo, verso la fine del sec. IV d.C., pubblicò un’opera intitolata "La perpetua verginità di Maria. Contro Elvidio": i "fratelli" erano solo "cugini". Questa tesi si radicò in occidente nei Padri latini e, successivamente, in Tommaso d’Aquino e in Lutero. In ebraico e in aramaico, il vocabolario della parentela è poverissimo: padre (’ab), madre (’em), fratello (’ach), sorella (’achôt), zio paterno (dôd), la zia (solo in aramaico, dôdâ). Per il resto venivano usate circonlocuzioni (cugino: "il figlio del fratello della madre"). Per farla breve, gli ebrei chiamavano i parenti "fratello". I vangeli trasmessi in lingua semitica, vennero tradotti "ad litteram" in greco. Paolo (o chi per lui), adoperando liberamente la lingua greca, conosce la parola cugino (cfr Col 4,10).
b. I "fratelli e le sorelle" di Gesù sono solo parenti. Mentre in Mc 6,3 Giacomo e Joses sono "fratelli" di Gesù, in Mc 15,40 (cf  Mt 27,61; 28,1) sono figli di un’altra Maria che non è la Madre di Gesù.

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