Commento al Vangelo
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Domenica 2 giugno, commento di don Renato De Zan

Corpus Domini: "Prendete, questo è il mio corpo" 

Parole chiave: Corpus Domini (4), Vangelo (131), Renato De Zan (11)
Domenica 2 giugno, commento di don Renato De Zan

02.06.2024 Corpus Domini

 

Mc 14,12-16.22-26

 

12 Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». 13 Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. 14 Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. 15 Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». 16 I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua…22 Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». 23 Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24 E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. 25 In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». 26 Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

 

Il Testo

 

1. Il testo di Mc 14,12-16.22-26 è un testo eclogadico, un testo “scelto”. Si può notare che la Liturgia ha soppresso diversi versetti. Al brano, infatti, mancano i versetti di Mc 14,17-21, che narrano il tradimento di Giuda e l’amarezza degli altri discepoli, che ignari, si chiedevano: “Sono forse io?” (v. 19). Nel testo che resta, la Liturgia ha compiuto un ulteriore piccolissimo taglio, sopprimendo la congiunzione “E” con cui inizia Mc 14,22.

 

2. Nel testo di Mc 14,22-25, se letto attentamente, emergono due cicatrici letterarie. La prima non è visibile immediatamente, mentre la seconda, sì. Se si segue con attenzione l’andamento del racconto (“Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.”), i discepoli hanno già bevuto il vino e le parole di Gesù arrivano quando il vino è già nello stomaco dei discepoli. Questo apparente disguido nasce da un ritocco redazionale (il vangelo non è stato scritto da una mano soltanto!). Il testo primitivo diceva solo: “Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti”. A questo testo primitivo vennero aggiunte le parole di Gesù sul pane (inserimento ben riuscito) e sul vino (inserimento maldestro).

 

3. L’inserimento è probabilmente dovuto al bisogno di ricordare la celebrazione eucaristica della primitiva comunità cristiana di Roma che condivideva le stesse parole con la comunità di Matteo (vedi le parole dell’istituzione simili nel vangelo di Matteo).       Queste due comunità seguivano la tradizione petrina (comunità di Gerusalemme?). Paolo (1Cor 11,23-25) e Luca (22,19-18) rappresentano un’altra tradizione. Probabilmente si tratta dell’antichissima tradizione della celebrazione che si faceva alla comunità di Antiochia.

 

L’Esegesi

 

1. In Mc 14,12-16 l’evangelista adopera per l’ultima volta il titolo di “Maestro” per indicare Gesù. È una forma delicata per indicare l’ultimo, grande “insegnamento”: la sua passione, morte e resurrezione. Per ben tre volte, poi, viene evidenziato il contesto pasquale in cui il Maestro e i discepoli stanno per mangiare assieme (vv. 12: “il primo giorno degli Azzimi”; 14:  “io vi possa mangiare la pasqua con i miei discepoli”; 16: “prepararono per la Pasqua”). Gesù celebra l’ultima cena come cena di Pasqua e nelle sue parole l’Eucaristia è la Nuova ed eterna alleanza nel suo sangue. Il legame Pasqua-Alleanza viene sottolineato dalla prima lettura, Es 24,3-8, dove l’Alleanza non è solo vicinanza stabile tra Dio e il suo popolo, ma è anche “impegno morale”.

 

2. In Mc 14,22-26 viene riporta l’istituzione dell’Eucaristia. L’evangelista dà per scontato che, dietro a ciò che narra, ci sia un pasto rituale pasquale (già annunciato in Mc 14,12-16). Le parole dell’istituzione in Marco dicono chiaramente che il pasto rituale è di tipo sacrificale: «Questo è il mio sangue (, il sangue) dell’Alleanza (che è) versato per molti». L’antica Alleanza è superata dalla promessa profetica di quella nuova (cfr Gr 31,31-34), che viene attuata da Gesù nella sua morte-resurrezione. L’espressione “che è versato” è un richiamo al testo di Is 53,12. Il profeta aveva annunciato la grande figura del Servo di Yhwh e la sua opera salvifica attraverso l’espiazione vicaria. Il Servo è Gesù.

 

3. Le ultime parole di Gesù (Mc 14,25) completano le parole dell’istituzione. Gesù annuncia la sua morte (“non berrò più del frutto della vite...”) e il suo ritorno (“...fino al giorno in cui non lo berrò nuovo nel Regno di Dio”). Tra la morte-risurrezione di Gesù e il suo ritorno, il rito della Nuova Alleanza, l’Eucaristia, garantirà il rapporto di amore misericordioso di Dio verso gli uomini.

 

Il Contesto Liturgico

 

1. Il Lezionario compie un “sunto” della storia della salvezza. Nella prima lettura (Es 24,3-8) presenta la stipulazione dell’Alleanza sinaitica ai piedi della montagna tra Dio e il suo popolo attraverso la mediazione di Mosè. E’ l’Alleanza antica superata dalla Nuova Alleanza che ha la mediazione di Gesù (mediatore e vittima).

Nella seconda lettura (Eb 9,11-15) si evidenzia il tema dell’alleanza nel sangue di Gesù e nel perdono che ne deriva. In Eb 9,13-14 si trova l’argomento rabbinico “a fortiori” che illustra la superiorità dell’alleanza compiuta da Gesù nei confronti dell’alleanza dell’A. T.

La Colletta propria traduce in preghiera i due temi fondamentali, la Pasqua e l’Alleanza. L’Alleanza avviene nella celebrazione dell’Eucaristia che è la Pasqua storica che ci prepara a quella eterna (risurrezione per sempre).

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