Commento al Vangelo
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Domenica 12 novembre, commento di don Renato De Zan

Le vergine rappresentano l'attesa del ritorno del Gesù

Domenica 12 novembre, commento di don Renato De Zan

12.11.2017. 32° domenica del T.O. - A

 

Mt 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: 1 Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo.(νυμφίος) 2 Cinque di esse erano stolte e cinque sagge ; 3 le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; 4 le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. 5 Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6 A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. 7 Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8 Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. 9 Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. 10 Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11 Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. 12 Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. 13 Vegliate (γρηγορεῖτε) dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora.

 

L’attesa del ritorno di Gesù

 

Il Testo

 

1. La pericope evangelica originale è impoverita dell’avverbio di tempo (“allora”) del v. 1. ed è stata arricchita dalla Liturgia con un incipit consistente: “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola”. Segue un’ampia similitudine (“Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini….”) che nel vocabolario popolare viene chiamata “parabola delle vergini stolte e delle vergini prudenti”. La struttura del brano è scandita in tre parti. C’è una introduzione data dall’incipit liturgico. Segue il racconto della similitudine (Mt 25,1-12) e chiude una velocissima conclusione (Mt 25,13) con una raccomandazione ai suoi discepoli: “Vegliate”.

 

2. La similitudine è costruita sull’antitesi “vergini stolte - vergini sagge” e sull’attesa dello sposo. Un primo elemento letterario (a: Mt 25,14) presenta le dieci vergini: le stolte senza i vasetti d’olio, le sagge con i loro vasetti. Segue un elemento letterario che riguarda lo sposo (b: Mt 25,5-6): il suo ritardo induce le vergini a prendere sonno, ma il suo arrivo improvviso risveglia le vergini che devono preparare le lampade. In un terzo momento (a’: Mt 25,7-9) c’è il dialogo tra le vergini stolte e quelle prudenti circa l’olio da poter condividere. Il rifiuto delle sagge è profondamente motivato: se suddiviso, l’olio sarà insufficiente per i due gruppi. Segue il momento letterario dell’arrivo dello sposo (b’: Mt 25,10) e dell’entrata alle nozze delle vergini sagge. L’ultima scena (a’”: Mt 25,11-12) vede le vergini stolte rimanere escluse dalle nozze.

 

L’Esegesi

 

1. Le vergini, sia sagge sia stolte, non rappresentano le singole persone, ma le comunità. Nella chiesa delle origini, infatti, la “vergine casta” era la singola comunità cristiana. Così, infatti, ci testimonia l’apostolo Paolo: “Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina: vi ho promessi infatti a un unico sposo, per presentarvi a Cristo come vergine casta” (2 Cor 11,2). L’insieme delle vergini caste, cioè l’insieme delle comunità, costituisce la grande Chiesa, la sposa di Cristo. Lo sposo è Gesù (cf Mt 9,5; Gv 3,29).

 

2. Il ritardo dello sposo rispecchia il ritardo della Parusia. La Parusia era molto attesa dalla prima generazione cristiana. Paolo, però, aveva avvertito i cristiani che il ritorno non sarebbe stato immediato e andava atteso: “Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente” (2Ts 2,1-2). Le lampade accese e l’olio sono simbolo della fede operosa.

 

3. “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora”. Il verbo “vegliate” (gregorèite) è un invito pressante a mantenere viva la fede operosa (cf Mt 26,41: “Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione” = per non entrare in quella situazione in cui si può perdere la fede). Gesù ha tagliato ogni strada alla curiosità circa il giorno e l’ora: “Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli del cielo né il Figlio, ma solo il Padre” (Mt 24,36).

 

Il Contesto Liturgico

 

1. Con questa domenica la Liturgia incomincia ad accompagnare la comunità cristiana verso la conclusione dell’anno liturgico, dove il tema dominante è il ritorno di Gesù (= Parusia) e l’incontro con Lui (= Giudizio). Nella prima lettura di oggi (Sap 6,12-16) l’uomo è invitato a cercare la Sapienza, senza la quale non saprà vegliare e prepararsi all’incontro con Dio. Nella petizione della Colletta generale la comunità chiede che venga allontanato ogni ostacolo nel cammino verso Dio, mentre nella Colletta particolare viene tradotto in preghiera il messaggio evangelico (“fa’ che non venga a mancare l’olio nelle nostre lampade…..pronti…per entrare con lui alla festa nuziale”).

 

2. Per un approfondimento: Fabris R., Matteo, Commenti biblici, Borla, 1982, 491-496; Gnilka J., Il vangelo di Matteo. Parte seconda, Commentario teologico del N. T., Paideia, Brescia 1991, 506-519; Grasso S., Il vangelo di Matteo, Collana Biblica, Ed. Dehoniane, Roma 1995, 575-580; Luz U., Matteo 3, Commentario Paideia . Nuovo Testamento, Paideia, Brescia 2013, 574-605.

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