L'Editoriale
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Il futuro è proprio verde

Davos versus Assisi: più che rivalità, una sinergia a distanza. Uno il tema portante: l’ambiente. Anche l'Europa ha divulgato le nuove linee guida del suo piano di sviluppo, chiamato Green New Deal (nuovo corso verde). Ambizioso e costoso l’obiettivo, unico il fine

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Il futuro è proprio verde

Davos versus Assisi: più che rivalità, una sinergia a distanza. Uno il tema portante: l’ambiente come la trama su cui disegnare i nuovi destini economici e sociali del mondo. Per il bene del pianeta e per quello dell’uomo perché, come papa Francesco ha scritto ormai cinque anni fa nella Laudato Si’: "Tutto è connesso, tutto è collegato".
A Davos, in Svizzera, gli statisti si sono ritrovati per il Forum economico mondiale; ad Assisi i frati francescani hanno invitato economisti ed imprese, ma anche associazioni ed istituzioni, a ragionare sui temi ambientali e ad impegnarsi sottoscrivendo il "Manifesto di Assisi". Lo hanno fatto in duemila.
Certo, a Davos è prevalsa l’economia, ad Assisi l’etica. Ma in entrambe è emerso che il futuro del pianeta è legato ad una progettualità che non può prescindere dall’ambiente (l’unico a non credere ai "catastrofisti" climatici sembra rimasto il presidente degli Usa, Trump).
Solo qualche giorno prima anche l’Europa guidata da Ursula Von Der Leyen ha divulgato le nuove linee guida del suo piano di sviluppo, chiamato Green New Deal (nuovo corso verde). Ambizioso l’obiettivo: un continente climaticamente neutro entro il 2050. E pure costoso: un fondo di mille miliardi di euro per fare dell’Europa la capofila dell’energia pulita, come ha ribadito ad Assissi il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli.
E’ giusto coltivare un doppio sospetto: che ci sia una dose di fumo negli occhi e che tutto si faccia per l’importante contropartita sul fronte degli interessi economici oltre che ambientali. Si pensi solo a cosa possono muovere le energie rinnovali e il plastic free, tanto in macro (le aziende) quanto in micro (il singolo consumatore). Ma è un rischio che vale la pena di correre, se non comporta aggravamenti dell’attuale status del pianeta e smuove la non esuberante economia europea.
E’ importante la sintonia delle tre realtà - Assisi, Davos, Bruxelles - su un modello di sviluppo capace di invertire quella rotta che, parola di esperti oltre che di Greta, ha indotto i cambiamenti climatici già in atto.
Padre Enzo Fortunato, custode del sacro Convento, ha aperto così i lavori venerdì 24 gennaio: "Io credo che oggi ad Assisi noi siamo una risposta: non di singoli eroi che caparbiamente vanno avanti, ma insieme. Insieme siamo la risposta possibile". E infatti con i frati c’erano i presidenti di Confindustria e Coldiretti, Boccia e Prandini, c’erano il premier Conte per il governo e il cardinale Bassetti per la Cei, c’era Realacci ambientalista ante litteram e c’era Starace che guida l’Enel.
E’ proprio verde, quindi, il futuro e dal verde viene la speranza in un mondo più pulito, dato che la strada per raggiungerlo non può che essere ecologicamente sostenibile. Anche se cinque anni dopo, da Davos a Bruxelles sembra percorribile la strada indicata Laudato Sì: "La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare".
Se il mondo è un’orchestra non ne abbiamo udito che i primi accordi. Vedremo se ciascuno studierà a dovere e suonerà bene la sua parte. Ciascuno Stato, ciascun cittadino, anche noi.

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