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Il Popolo: un osservatorio del bene "glocal"

Domenica 10 novembre è la Giornata de Il Popolo nelle parrocchie. Abbiamo chiesto una lettura del nostro settimanale diocesano a un occhio professionista: Giuseppe Ragogna, già vicedirettore de Il Messaggero, volto e penna noti nel nostro territorio. Lo stesso scrive: "Il Popolo" ha trovato un posto fisso nella mia mazzetta dei giornali. L’avevo perso di vista, ora ho uno strumento in più di lettura, costruttiva e piacevole, perché il giornale diocesano ha la capacità di mettere insieme la complessità dell’approfondimento con la semplicità delle informazioni sulla vita delle comunità locali".

Parole chiave: Ragogna (2), Il Popolo (6)
Il Popolo: un osservatorio del bene "glocal"

  Me l’ha rimesso tra le mani un amico missionario: "Lì troverai le notizie su di noi in terre lontane, il segno del nostro lavoro di promozione umana con le popolazioni africane". E da quel momento "Il Popolo" ha trovato un posto fisso nella mia mazzetta dei giornali. L’avevo perso di vista, ora ho uno strumento in più di lettura, costruttiva e piacevole, perché il giornale diocesano ha la capacità di mettere insieme la complessità dell’approfondimento con la semplicità delle informazioni sulla vita delle comunità locali. Il concetto di radicamento nel territorio è interpretato non soltanto come rispetto di una cartina geografica, ma anche come necessità di mettere al centro l’uomo, nella sua integrità. Un tentativo un po’ glocal, di sintesi tra locale e globale, e un po’ impegnato a trovare il senso di direzione in un mondo di notizie.
Il settimanale non ha la necessità di inseguire la cronaca attraverso tutte le sue spigolature, anche quelle più irrilevanti. Non si colloca tra i dannati alla ricerca dei like. Può quindi sforzarsi di scrutare orizzonti più lunghi per offrire riflessioni non legate alla quotidianità. Non ha bisogno di occuparsi in maniera ossessiva di ogni albero che cade, ma può dedicarsi a osservare la foresta che cresce lentamente senza far rumore.
"Il Popolo" si è creato un pertugio privilegiato da cui osservare il bene che non fa notizia ma c’è, così da poterlo raccontare attraverso il volontariato e l’associazionismo, che sono ancora forze straordinarie in dialogo con la società. La sua è una rappresentazione a più voci, che valorizza ogni diversità. Si coglie questo sforzo di apertura, in linea con quanto l’informazione cattolica produce in questi tempi di disorientamento. In pratica, fa un giornalismo "di strada", che sta dove pulsa la vita, soprattutto quella più tormentata. Sa stare nelle strade e nelle periferie come indicato da Papa Francesco: accanto a coloro che vivono situazioni di disagio, di emarginazione e di sofferenza. Si capisce che questa è la scelta di campo un po’ di tutta la stampa cattolica, basta leggerla per accorgersene: solidarietà, accoglienza, missionarietà, promozione umana, giustizia sociale, tensione etica.
   Una conferma su tutte. La scorsa settimana, l’editoriale di prima pagina de "Il Popolo" è stato dedicato alle situazioni atroci, di orrore, vissute dai migranti nei lager libici. Ha rilanciato le violazioni dei diritti umani denunciate, con toni forti, dai reportage che squarciavano il velo di omertà. E’ bene che si sappia anche in Italia ciò che accade nei luoghi dove vanno i nostri soldi per fermare il flusso dei profughi africani. La paura non può nascondere le violenze. La decisione di scrivere cose scomode, non è mai scontata. Si compie così una scelta di campo, che lascia il segno. Altri tacciono o, peggio, deridono le "vite di scarto", in questo modo creano complicità imbarazzanti. Allora non è semplice andare controcorrente, soprattutto quando le convenienze spingono a voltarsi dall’altra parte per guardare un mondo fantastico fatto di luci e di brillantini. Ma così si oscurano anche le nostre povertà, perché la miseria, la solitudine, la sofferenza non hanno confini. Chi sputa sul povero lo fa ovunque.
La stampa cattolica manifesta il dovere di denuncia, in una visione universale. La sua è una scelta coerente con i valori evangelici. Una voce che rompe troppi e prolungati silenzi, una presenza che cerca di contrastare la propaganda di paura e di odio finalizzata a raccogliere consensi elettorali. Oggi la nuova frontiera è tra umanità e disumanità. In un mercato stracarico di informazioni di ogni genere è importante leggere qualche buona riflessione, in grado di dare sostanza al rispetto della dignità umana.
* già vicedirettore de Il Messaggero Veneto

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