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Corsa al riarmo in Europa. Vignarca: “Una scelta di pace è sempre praticabile e possibile ma ci vuole coraggio”

Dopo l’apertura del presidente francese Emmanuel Macron, altri Paesi europei stanno dando il via libera in queste ore all’uso delle armi occidentali contro obiettivi strategici sul suolo russo. Anche il presidente americano Joe Biden starebbe valutando la revoca dei limiti imposti a Kiev sull’uso del materiale bellico inviato. Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana pace e disarmo: “Se si punta tutto su un’escalation e su un rafforzamento dello scontro, è chiaro che si attutiscono gli spazi per altre strade”.

Parole chiave: Guerra (161), Pace (99), Ucraina (129), Russia (38)
Corsa al riarmo in Europa. Vignarca: “Una scelta di pace è sempre praticabile e possibile ma ci vuole coraggio”

“Le soluzioni militari e le armi non porteranno né pace alla martoriata popolazione Ucraina né sicurezza globale. Porteranno ad un’escalation orizzontale, cioè ad un allargamento dei paesi coinvolti nel conflitto, e purtroppo ad un’escalation di tipo “verticale” e cioè ad un’intensificazione dello scontro stesso. Purtroppo è evidente. È stato studiato: è così che funzionano i conflitti”. È Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana pace e disarmo, ad analizzare le possibili conseguenze delle decisioni che dopo l’apertura di Emmanuel Macron sull’uso delle armi occidentali contro obiettivi strategici sul suolo russo, stanno prendendo in queste ore altri Paesi europei. Anche il presidente americano Joe Biden starebbe valutando la revoca dei limiti imposti a Kiev sull’uso del materiale bellico inviato.

Vignarca, sembrava una fuga in avanti di Macron e invece sempre più paesi si dicono disponibili a dare il via libera agli attacchi oltre il confine russo. Che cosa si sta rischiando?
Purtroppo il meccanismo è sempre lo stesso e si è ripetuto in questi ultimi due anni. C’è sempre stato qualcuno a fare per primo delle dichiarazioni e poi piano piano le decisioni si sono allineate. Il problema è che negli ultimi due anni abbiamo assistito a questa dinamica ma non c’è stata una risoluzione del conflitto, anzi un peggioramento. All’inizio erano “solo” carri armati, poi gli aerei, poi i missili a lunga gittata, fino a che purtroppo si potrebbe anche arrivare, ed è quello che rischiamo, a un dispiegamento di truppe occidentali che ovviamente porterebbe a un’ulteriore escalation. Dico ‘ulteriore’ perché l’escalation c’è già stata e ogni volta è solo un passo in più verso una guerra più ampia e purtroppo verso l’ipotesi che possa diventare una guerra nucleare.Noi l’abbiamo detto dall’inizio: continuare a pensare che la soluzione di un conflitto possa passare solo per la via militare o con l’invio di armi, è rischioso.

Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha ovviamente reagito dicendo che la Russia è pronta ad adottare misure nel campo della deterrenza nucleare ma ha anche detto di essere aperti a “soluzioni politiche” a patto però di uno stop dell’invio di armi dall’Occidente. Ma questa condizione è praticabile a questo punto o è già troppo tardi?
Una scelta di pace è sempre praticabile e sempre possibile. L’abbiamo sempre detto prima ancora che scoppiasse il conflitto, prima che Putin decidesse di invadere l’Ucraina e provocare la guerra. Bisogna sempre sperarci, bisogna sempre pensarci. Se si punta tutto su un’escalation e su un rafforzamento dello scontro, è chiaro che si attutiscono gli spazi per altre strade. Non penso però che per garantire un processo di dialogo, basti solo che l’Occidente non invii armi o che l’Occidente decida di non dare il permesso all’Ucraina di utilizzare armi in Russia. Assolutamente no. Ci sono molti altri passi da fare, anche da parte di Putin e del suo regime. È chiaro che così come esiste un’escalation verso la guerra, esiste anche una ‘escalation’ di passi da compiere verso la pace. La pace non si ottiene subito, ma si raggiunge anche grazie a una serie di decisioni che da qualche parte devono partire.Insomma, il dialogo e la pace non si ottengono per magia. È vero, non esiste ad oggi possibilità di dialogo. Ma bisogna creare le condizioni perché ciò avvenga e avvenga il prima possibile e una di queste condizioni è quella di fermare l’escalation e di essere i primi a farlo. Ci vuole coraggio.

C’è una campagna elettorale in corso per le elezioni europee. I cittadini hanno oggi la forza del voto. Che gente dobbiamo mandare in Europa?
Sicuramente non chi segue la linea devastante di mettere il turbo alla militarizzazione dell’Europa. Ecco, questo è esattamente tutto quello che non dobbiamo fare. Perché una decisione del genere non solo porterebbe a quell’escalation verso una guerra globale che tutti temiamo, ma anche perché pure se la guerra non scoppiasse, tutto questo inserimento di risorse e di fondi verso la militarizzazione sarebbe deleterio per realizzare tutto quello che invece serve, e cioè una azione sociale, un’azione di coesione globale, un’azione per il clima. Sembra che la panacea di tutti i mali sia comprare e costruire armi. No, non è quello il motivo per cui è stata fondata l’Europa e non è quella la via per far diventare l’Europa un grande protagonista nelle relazioni internazionali. A me sembra che non sia stato ancora completato il progetto sognato 70 anni fa dai padri fondatori e cioè l’idea di un’Europa unita politicamente e soprattutto in grado di parlare e ragionare non per interesse delle lobby ma in termini di protezione dei diritti, a promozione delle opportunità dei propri cittadini, in ottica di pace.Non vedo un partito in Italia che sia in grado di garantire una posizione del genere. Ma vedo tante persone, tanti candidati che invece lo potranno fare. Quindi il mio consiglio è quello di guardare, nella propria circoscrizione, al candidato o alla candidata che possa assolvere a questo compito.

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