Portogruaro
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Chiusura alle 18, bar e ristoranti in ginocchio

Da Portogruaro le testimonianze di Marangotto e Giroldo: «Non ci sono controlli, non tutti rispettano le regole»

Chiusura alle 18, bar e ristoranti in ginocchio

Con la notizia della chiusura anticipata alle 18 degli esercizi legati al mondo della ristorazione, non è tardata ad arrivare anche la reazione di bar e ristoranti. L’azione, infatti, viene vista dai più come un colpo durissimo al settore che arriva da un 2020 difficile, che ha già imposto un lockdown e che ha visto una clientela ridotta rispetto ai tempi pre Covid-19. Stando alle stime di Fipe/Confcommercio, il settore è già in gravissima crisi e vede il rischio chiusura di 50 mila imprese e la perdita del lavoro per 350 mila persone nel territorio nazionale.

NEL PORTOGRUARESE In tutto questo, anche i titolari di bar e ristoranti del Portogruarese hanno detto la loro in merito. «Le chiusure anticipate, secondo me, sono state gestite male - commenta Livio Marangotto, titolare del Bar Nostro a Portogruaro e uno degli storici baristi con alle spalle 38 anni di attività -. Non ci sono stati controlli e, in molti, non hanno rispettato le regole. Io ho la fortuna di avere tanto spazio a disposizione e per me la gestione delle nuove norme è stata facilitata, ma non è stato così per tutti. Ho cercato di fare tutto come richiesto, senza creare disagi ai miei dipendenti. Non possiamo dire che non siano arrivati aiuti dallo Stato: ho ricevuto il bonus da 600 euro due volte, più quello sull’affitto dei mesi di chiusura. A questi va aggiunto anche il contributo comunale. Se dovessi manifestare, non lo farei contro il premier Conte, ma solo per solidarietà al settore».

Concorda sulle modalità di gestione Gianfranco Giroldo, titolare del Ristorante Al Cavallino di Portogruaro, che vanta 150 anni di storia. «Le misure adottate vanno bene, ma bisogna regolarizzare il sistema con il quale vengono fatte - spiega -. I bar e i ristoranti si sono attrezzati per evitare la diffusione del virus applicando le regole del distanziamento, utilizzando le mascherine e mettendo a disposizione il gel igienizzante. Io ho chiuso una saletta del mio ristorante, ho disposto il gel su ogni tavolo e ridotto i posti da 65 a 37. Tuttavia, c’è qualche locale che non rispetta le regole e, per questo, ci rimettiamo tutti. Va sicuramente potenziato il controllo. Mi metto nei panni di chi decide, non dò loro colpa, devono prendere delle decisioni in base alla coscienza e a quello che dicono gli specialisti. Nonostante ciò, reputo sbagliato l’aver imposto un orario unico a tutti, se c’è il distanziamento giusto si può lavorare anche alla sera. Gli aiuti arrivati possono anche essere utili, ma non sufficienti. La mia speranza è che queste restrizioni servano almeno a salvare il Natale - conclude -. In 72 anni non ho mai visto una cosa del genere».

Fonte: Redazione Online
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