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Il potere nelle opere di Tolkien

Paolo Nardi ospite di Aladura mercoledì 21 febbraio alle 20.30 nell'auditorium del Vendramini, terrà una conferenza sul concetto di "potere" nell'opera di Tolkien, da Il signore degli anelli al Simarillion e le Terre di Mezzo

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Il potere nelle opere di Tolkien

Un’architettura complessa con molteplici livelli di lettura, l’universo letterario creato da J.R.R. Tolkien ne "Il Signore degli anelli", "Lo Hobbit" e tutti gli altri scritti relativi alla terra di mezzo, è difficilmente inquadrabile. Accademico e linguista, studioso dell’antico sassone e della filologia germanica, Tolkien "nella sua opera si pone la questione del potere" spiega Paolo Nardi anticipando alcuni dei temi che affronterà mercoledì 21 febbraio quando - ospite di Aladura e della rassegna "Chiavi" - terrà una conferenza alle 20.30 nell’Auditorium Vendramini (in replica la mattina successiva solo per le scuole) dal titolo proprio "Potere", sviscerando i temi di Tolkien (maestro della letteratura anglosassone).
Nardi è un tolkieniano viscerale, lettore critico non solo di tutte le opere letterarie pubblicate ma anche del ricco corpus di lettere dello scrittore inglese, accademico, linguista e studioso dell’antico sassone e dell’epica germanica. A tale proposito Nardi ha pubblicato diversi saggi tutti editi da Fede e Cultura.
In che modo Tolkien è legato al potere?
La sua riflessione sul potere risente sia del suo pensiero sia delle sue esperienze personali, ha combattuto nella Grande Guerra, ha vissuto i totalitarismi e il Secondo conflitto mondiale. Per Tolkien il potere è sempre negativo anche quando utilizzato per un principio di bene o positivo. È un tema talmente centrale che nella sua opera analizza come i diversi popoli e razze (elfi, uomini e nani) lo declinino, per suggerire una possibile soluzione nel rapportarsi al potere, ossia nel lasciar esercitare agli altri il libero arbitrio. L’unico potere tollerabile è quando si accetta di farsene carico per non usarlo e consentire la libertà di scelta. Emblematico è Aragorn che alla fine del terzo libro accetta di divenire re: spesso è stato letto come apologia del re giusto di un restaurato Sacro Romano Impero. È fuorviante, a mio parere: la prima cosa che Aragorn re fa, è un editto con cui si autolimita i poteri, fa un passo indietro per permettere agli altri di decidere liberamente.

In che modo è declinabile nell’attualità questo concetto di potere?
Fin da subito l’anello del potere è stato associato alla bomba atomica. C’è però un’altra lettura. Nelle lettere Tolkien scrive che ciò che il potere dà (dunque l’anello) è la possibilità di velocizzare, l’anello sarebbe una sorta di macchina tecnologica che consente il tutto subito. Il concetto di macchina per Tolkien è negativo tanto che perverte la "magia" dei suoi personaggi (ad esempio gli elfi) intendendo con magia i talenti, le doti naturali. Credo che il potere dell’anello oggi potrebbe essere inteso anche come quella tecnologia che realizza i desideri in tempi sempre più brevi, il tutto subito per l’appunto.

Il concetto di libero arbitrio risente anche del profondo cattolicesimo di Tolkien, che viene accostato ad Alessandro Manzoni nell’idea di Provvidenza. Quali sono le divergenze?
In Tolkien la provvidenza è molto misteriosa, i personaggi parlano piuttosto di coincidenza, destino. In Manzoni la provvidenza opera sempre a prescindere: la peste arriva e fa vincere i buoni, Fra Cristoforo dice voi state buoni e accettate, prima o poi Dio sistema. Ma se compariamo il Fra Cristoforo dei Promessi sposi al Gandalf del Signore degli Anelli, quest’ultimo incita ad agire, a fare, a prendere la spada, spinge gli altri a scegliere, appunto al libero arbitrio, e in assenza di ricompensa.

È l’influsso del suo cattolicesimo?
Era la religione della madre a cui lei si era convertita, ma ricordiamo che Tolkien viveva in una società anglicana. Le lettere sono notevoli anche dal punto di vista spirituale. Ha valori cristiani come il libero arbitrio, la pietà, la speranza, ma il suo mondo di riferimento (anche nelle opere) era fortemente pagano. Non ci sarebbero i suoi libri senza lo studio di Beowulf o dei Nibelunghi. Non si può fare apologia etica o catechismo con la sua opera.

A proposito del potere e delle sue forme di applicazione nella realtà, qual è la posizione di Tolkien?
Nelle sue lettere ha scritto molte riflessioni politiche. Era un conservatore ma senza grande stima della politica dei suoi tempi. I suoi personaggi più politici, come Saruman e Denethor, sono i più negativi. Lui scrive di essere molto più incline all’anarchia, era sostanzialmente un antistatalista, mal sopportava tutte le forme di controllo e coercizione burocratica.

Nella ricezione di Tolkien abbiamo assistito a diverse letture politiche, spesso associata ai movimenti politici di destra. E’ corretto?
Solo in Italia è stato letto così: ciò dipende più che altro dalla storia editoriale italiana dei suoi libri e per il pregiudizio che c’è nel nostro paese verso il fantasy. La sinistra italiana l’ha snobbato, perciò ha trovato asilo a destra (si pensi ai campi hobbit ad esempio). Ma nel resto del mondo non è affatto così: negli Stati Uniti è considerato un autore di sinistra, fu adottato dagli hippy nei campus universitari contrari alla guerra nel Vietnam. In ogni caso è fuorviante.

Tolkien costruisce un racconto epico, una sorta di mitologia...
Soprattutto si occupa del rapporto tra presente, passato e memoria. Da conservatore, ha un’idea positiva del passato, dal quale si possono trarre elementi positivi: i suoi personaggi trovare sempre una storia precedente positiva dove trarre ispirazione per il loro presente. Ma questa concezione si unisce a una critica del passato visto come memoria sterile. Tutti i popoli di cui lui scrive hanno una relazione tossica col passato: gli elfi sono "imbalsamati" (così lui scrive) sono la casta più antica e nobile e vivono il passato con la nostalgia di un mondo perduto, dimenticando il presente. Gli uomini hanno un rapporto morboso, in quanto mortali cercano di assicurarsi vita eterna nella memoria costruendo opere grandiose per assicurarsi la fama e una sorta di immortalità. Anche i nani sono fermi al passato e alle antiche gesta. Quando Sauron vuole colpirli fa leva proprio su queste loro predisposizioni, è un passato che diventa memoria sterile

Fonte: Redazione Online
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