L'Editoriale
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Moschettieri altruisti e combattenti

Non li abbiamo pensati che raramente. Di solito una volta l’anno, nelle giornate di Telethon. Eppure siamo nelle loro mani, oggi più che mai. Sono i ricercatori, alle cui menti affidiamo la salvezza da questo coronavirus che, se ci voltiamo indietro e proviamo a ritornare nei nostri panni e pensieri di due mesi fa, ci appare come l’improbabile trama di una fiction da paura.

Parole chiave: Ricercatori (1), Vaccino (3), Coronavirus (234)
Moschettieri altruisti e combattenti

Non li abbiamo pensati che raramente. Di solito una volta l’anno, nelle giornate di Telethon. Eppure siamo nelle loro mani, oggi più che mai. Sono i ricercatori, alle cui menti affidiamo la salvezza da questo coronavirus che, se ci voltiamo indietro e proviamo a ritornare nei nostri panni e pensieri di due mesi fa, ci appare come l’improbabile trama di una fiction da paura.
Eppure lui è qua e noi chiusi in casa.
Quando una malattia non ha un farmaco capace di risolverla, né un vaccino che faccia da scudo, isolarsi e distanziarsi sono le prime vie di salvezza. Poi non resta che confidare nei ricercatori. Hanno rivolto loro un pensiero anche il nostro vescovo Giuseppe e Papa Francesco, domenica 3 maggio. Stando a quando si legge ci sono passi importanti. Ma ogni intuizione, per quanto geniale, in questo campo ha bisogno di tempo e di prove.
Gli ultimi dati dicono che sono attualmente in fase di studio una settantina di vaccini nel mondo. Due i fronti schierati: da una parte i laboratori degli istituti di ricerca e universitari, dall’altra le case farmaceutiche, perché l’opportunità di un affare grande come il mondo – data la diffusione globale del Covid19 – è pure un innegabile e appetitoso business. Ma più importate ancora – anzi vitale – è che un vaccino ci sia.
Con un motto che ricorda quello dei moschettieri, “Tutti per uno, uno per tutti”, è partita un’iniziativa Onu-Oms (Organizzazione mondiale della sanità) mirante alla creazione di un fronte comune per un vaccino anti-coronavirus che, una volta trovato e testato, venga reso disponibile a tutti. Unica nota stonata al videoincontro è stata l’assenza dei presidenti degli Usa e della Cina: due paesi in gran ricerca ma anche, parrebbe, con poca voglia di condividerne i risultati. Alla faccia delle belle dichiarazioni del Segretario Generale dell’Onu, il portoghese António Guterres: “In un mondo interconnesso come il nostro, nessuno è salvo se non tutti sono salvi”. E il pensiero è andato all’Africa, all’India e alle parti più povere del mondo. Povere e, ci insegna la storia degli ultimi decenni, proprio per questo in movimento, in migrazione.
Alcuni stati europei singolarmente, la Germania in prima fila, ma anche l’Unione europea si sono già dichiarati pronti a sostenere economicamente questo fronte per la salvezza comune.
In questa corsa l’Italia non è ferma, anzi. E’ partita a fine aprile una sperimentazione sull’uomo che si basa su un vaccino messo a punto dalla collaborazione di due realtà: una italiana con sede a Pomezia (Advent) e una inglese facente capo all’università di Oxford. I volontari sani che stanno testando il ritrovato sono oltre cinquecento e, dalle prime somministrazioni, sembrerebbe ben tollerato. La strada è però lunga almeno fino all’anno prossimo, anche se – dopo i primi test – la cordata italo-inglese spera in un anticipo a dicembre 2020. Quel che sarà vedremo.
Per adesso non dimentichiamo che, nei mesi a venire, la salute nostra, dei nostri cari, di chi ci vive e lavora accanto è nelle nostre mani: pulite e con guanti. E’ nei nostri respiri: bloccati da mascherine e da visiere coprenti. E’ nei nostri modi: distanti ben oltre un metro. Solo così avremo cura gli uni degli altri: sì, un po’ come moschettieri, generosi combattenti per sua maestà la salute.

(*) direttore “Il Popolo” (Pordenone)

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