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Omelia di Pasqua del Vescovo Pellegrini dalla cattedrale di Concordia

"Per il contenimento del contagio, giustamente il governo ha chiesto di fermarci tutti e di fermare le industrie, tranne quelle essenziali. Peccato che siano state considerate essenziali le fabbriche di armi. Continua così l’assemblaggio degli F-35 da 150 milioni l’uno. Quanti respiratori, mascherine o posti letto si potevano realizzare?"

Parole chiave: Armi (1), Vescovo Pellegrini (23), Pasqua (22), Coronavirus (222), Concordia (13)
Omelia di Pasqua del Vescovo Pellegrini dalla cattedrale di Concordia

Nell'enciclica Deus Caritas Est, Papa Benedetto XVI ricordava che all'inizio dell’essere cristiani, al centro della nostra fede, non c'è una scelta individuale o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una persona, Gesù, che dona alla vita una nuova prospettiva, la direzione giusta da prendere. Al centro della vita di Gesù, c’è la Risurrezione. La Pasqua è la festa delle feste, il giorno in cui Gesù trionfa glorioso sul male, sulla morte e sul peccato. Pasqua è la festa della vita, il giorno della speranza, perché la luce ha sconfitto le tenebre che oscurano la vita dell'umanità.

I Vangeli non ci narrano e non ci raccontano il fatto della Risurrezione, come è avvenuta. Ci parlano, invece, della visita di alcune donne e di alcuni discepoli al sepolcro che trovano vuoto, dello stupore e della meraviglia che questo fatto ha provocato in loro, dei dubbi e delle paure; di angeli che, rassicurando i presenti, li invitano a portare a tutti il messaggio della Risurrezione. Al termine del brano Gesù stesso appare loro, donando la pace. Le donne si recano al sepolcro colme di un amore che è più forte della paura e della tristezza. E lì, avviene qualcosa di sconvolgente, di straordinario: una luce rischiara l'oscurità del cuore e della vita. Non è il sepolcro vuoto che rende credibile la Risurrezione, ma l'incontro con Gesù. Le parole dell'angelo ce lo ricordano: “Voi cercate Gesù, il crocifisso. non è qui. È risorto!” (Matteo 28,5-6).

Non è qui! Gesù c'è, è risorto, è vivo, ma non è qui! Non si può cercare e trovare Gesù tra i morti, o rinchiuso in luoghi particolari. Le donne erano andate a cercare un morto e a piangere su di lui. Non è qui! L'angelo invita a cercarlo altrove dove tutto è cominciato e dove tutto può ancora ripartire. Non possiamo trovare Gesù dove c'è morte, egoismo e chiusura, quando ci si chiude per paura degli altri. Per trovare Gesù, è necessario uscire da se stessi e dalle proprie paure, per ritrovarlo in mezzo alle persone, dove la gente vive ed opera, perché Lui è il vivente che ama e ha cura della vita e del bene di tutti. Gesù risorto si trova nella vita che si rinnova, dove c'è amore, solidarietà, accoglienza, ascolto, generosità e pace. Gesù, in particolare ai nostri giorni di pandemia, di oscurità e tenebra funestati dalle numerosi morti, è presente nel cuore di tante persone che stanno vivendo momenti di dolore e di forzato riposo, chiusi in casa e preoccupati della salute e della crisi sociale ed economica che dovremmo affrontare. Gesù è presente nei gesti di amore e di solidarietà di tanti operatori sanitari, dei volontari e dei lavoratori che, in questi tempi, pur nella paura, si mettono a servizio e donano la loro vita per la salute e il bene degli altri. È qui che siamo invitati a cercare e trovare Gesù.

Gesù risorto è il fondamento di un nuovo modo di vivere. A partire dall’incontro con Lui, è possibile trasformare la vita, viverla con Lui, per Lui e come Lui. La risurrezione ci apre la strada alla speranza, alla fiducia e all'ottimismo, perché non è solo una promessa per i tempi futuri, ma vita nuova per noi, oggi, risorti con Cristo nel battesimo, come ci ricorda san Paolo nella seconda lettura, “rivolgete il pensiero alle cose di lassù, dove è Cristo, … non a quelle della terra” (Colossesi 3,1-2). Per assumere realmente uno stile di vita nuovo, per cercare anche noi le cose di lassù, è necessario superare rassegnazione e pessimismo, vincere la paura della morte e recuperare la nostra vera umanità, nel far dono di noi stessi agli altri. Vivere la Pasqua significa pensare alla grande, lasciandoci ispirare dal Vangelo di Gesù e dal suo stile di vita.

 Quest'anno stiamo vivendo una Pasqua strana. Chiusi in casa, impossibilitati di uscire, di passare qualche momento sereno, privi delle celebrazioni liturgiche e della vita sacramentale e comunitaria. In certe zone del Paese, si sono sentite di più le sirene delle ambulanze che il suono delle campane. Abbiamo anche visto sbocciare tanto bene, tanto amore e tanta generosità. Pasqua significa rinascita. Un nuovo mondo sta per dischiudersi, una nuova umanità sta davanti a noi, se saremo capaci di fare tesoro della dolorosa esperienza di questa tragedia, se sapremo vivere una vita un po' più sobria, con ritmi più lenti. Un umanesimo che sa riconoscere e valorizzare la forza della vita spirituale e della presenza di Dio che ci ama e sostiene il nostro cammino, chinandosi sulle ferite. Stiamo scoprendo che si può fare a meno di tante cose, che fino a poco tempo fa pensavamo irrinunciabili; la gioia di stare un po' di più in famiglia, genitori e figli, nonni e nipoti. Non è più possibile una vita che non tenga conto delle povertà e delle fragilità degli altri, di un ambiente e della nostra terra che vanno difesi e custoditi, della salute delle persone che va salvaguardata e ritenuta prioritaria.

Per il contenimento del contagio, giustamente il governo ha chiesto di fermarci tutti e di fermare le industrie, tranne quelle essenziali. Peccato che siano state considerate essenziali le fabbriche di armi. Continua così l’assemblaggio degli F-35 da 150 milioni l’uno. Quanti respiratori, mascherine o posti letto si potevano realizzare?

            Carissimi, in nome della risurrezione siamo tutti chiamati a seminare nel mondo gioia e speranza. Percorriamo le strade dell’umanità, portando alle persone che incontriamo la forza del risorto che ha vinto la morte.

 

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