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Don Lorenzo Barro: Noi siamo salvi ma loro?

"La nostra esperienza è stata dura e marcherà per sempre la nostra vita. Però noi siamo stranieri, bianchi: per questo tutto il mondo per un momento dà risalto a questa notizia. E rapidamente noi abbiamo raggiunto una posizione sicura. Possiamo ritornare a casa nostra. C’è un’infinità di gente che quotidianamente vive questa tensione e nessuno se ne dà pena. Sarà che questa è giustizia? La sfida della pace riguarda tutti"

Don Lorenzo Barro: Noi siamo salvi ma loro?

In questi giorni agitati abbiamo ricevuto un sacco di telefonate e messaggi da ogni dove. Forse qualcuno ci ha già sentito, mi scuso per essere ripetitivo.  

Nella notte tra il 6 e il 7 settembre, la nostra missione di Chipene è stata assaltata. Prima la casa delle suore e la chiesa, poi la nostra casa. Tutto è iniziato prima delle 21 e per le 23 il gruppo armato, almeno il grosso, è andato oltre.Come saprete è stata uccisa suor Maria, con un colpo di fucile sparato dall’esterno della finestra della sua camera, quando rientrava. Subito dopo, sfondata un porta, è stata presa Angeles, che poi è riuscita a fuggire. Dal Lar femminile suor Eleonora è riuscita a scappare con le ultime ragazze rimaste, nella boscaglia dietro la missione. Io e Loris siamo rimasti nelle nostre camere.Entrati nella nostra casa, prima sono passati nella nuova casa degli ospiti, poi hanno “aperto” tutte le porte, tranne le nostre. Avranno preso le cose che interessavano e hanno appiccato il fuoco a partire dalla stanzetta dell’ufficio. Col sorgere del sole siamo usciti, è arrivata la polizia e abbiamo cominciato a recuperare le cose salvabili. Mancando la rete telefonica, solo attorno alle 10 abbiamo potuto cominciare a comunicare con l’esterno. È stato ricomposto il corpo di Maria che, su sollecitazione della Congregazione, è stato trasportato per la sepoltura a Carapira.Poco a poco abbiamo ricomposto il gruppo e all’arrivo dell’auto con i padri di Namapa-Mirrote e Alua, che viaggiava insieme all’auto di TVM, la tv mozambicana, è stato possibile fare uscire tutti. Le suore, passando per Alua, sono andate in direzione Nampula, noi preti, passando per Mazua e Namahaca, abbiamo raggiunto Nacala, appoggiati alla casa del vescovo. Molta gente era già fuggita da Chipene, l’attacco alla missione ha moltiplicato i fuggitivi che si sono riversati verso Memba, Alua, Nacala… creando altre situazioni difficili: un familiare che accoglie a Nacala può ricevere 15-20 persone (ho visto un messaggio do un giovane che ne ha ricevute 27!), che si aggiungono a quelle della propria famiglia. Tutti appoggiati a una casetta piccolina e tutte bocche da sfamare, in qualche modo. La posizione delle autorità è di non appoggiare nessuno qui in città, per sollecitare il ritorno alle proprie case, ma la situazione ancora non è chiara, per cui ci vorranno ancora giorni. L’esercito sta cercando questo gruppo, ma il territorio è vasto. Da giorni non abbiamo più informazione diretta di attacchi e spostamenti di questa gente. Il funerale di Maria è stato celebrato a Carapira con grande partecipazione di sacerdoti, religiosi e religiose, provenienti anche da altre diocesi, e molta gente comune. Di tutte queste cose è passata ampia informazione anche nei media italiani, qualche volta con qualche imprecisione, ma sostanzialmente corretta. I nostri telefoni sono rimasti surriscaldati per giorni, ma capiamo che anche questo fa parte del gioco. 

Le foto e le immagini della missione sono circolate, non serve che le rimetta allegate a questa email. Casa dei padri bruciata, casa ospiti dei padri bruciata, lar maschile bruciato, lar femminile bruciato, casa delle suore bruciata, magazzino del lar femminile bruciato, chiesa affumicata (bruciata la sacristia, tutto affumicato, ma non sembra ci siano danni strutturali), bruciate le macchine… E suor Maria morta. Bilancio pesante, anche per la nostra gente.

 Adesso l’equipe missionaria di Chipene è un po’ dispersa. Loris è già rientrato in Italia. Farà un suo percorso per recuperare la tranquillità. Io rimango qui: ho incontrato oggi a Nacala gente che è uscita da Chipene e si è rifugiata qui. Mercoledì mattina abbiamo previsto di celebrare una messa insieme. Domani andrò al seminario medio e propedeutico di Nacuxa, dove abbiamo otto seminaristi di Chipene. Anche lì per raccontarci un po’ di cose e animarci per andare avanti. Credo che nelle prossime due settimane andrò anche a Maputo per passare all’ambasciata e alla nunziatura, oltre che a visitare i seminaristi di teologia. Con il vescovo vogliamo andare un giorno anche a Chipene, per rivedere la situazione e incoraggiare un po’ la gente. Adesso sono senza macchina, per cui meno “libero” nei movimenti, ma vorrei entrare anche nelle altre regioni della parrocchia per riunire i nostri cristiani, condividere i nostri pensieri, pregare insieme e concordare alcune linee per il futuro. Dopo posso uscire per le ferie. Il documento di residenza mi scade a gennaio, penso di anticipare il rinnovo (quindi mi servirà un po’ di tempo) in modo da non dover entrare obbligatoriamente prima del 15 gennaio. Non ho necessità particolari, perché la maggior parte dei soldi è depositata in banca, quindi al bisogno quel che può servire c’è. Suor Eleonora e Angeles sono a Maputo. Eleonora già aveva in programma di tornare in Italia per il Capitolo generale delle Comboniane. Si unisce per il viaggio fino in Italia Angeles (anche lei molto provata), che poi continua per Madrid.

A Nampula rimangono Paula e Sandrine. Ci aspettano per andare a Chipene a sistemare alcune cose. 

Davanti a noi in primo luogo c’è l’incertezza da superare: per riparlare della missione dovremo capire quali condizioni di sicurezza si ripristineranno. Finché questa guerra non finirà è difficile pensare di lavorare per ricostruire le strutture danneggiate e ricominciare il lavoro bloccato. Se ci saranno minime condizioni di sicurezza dovremo pensare a piccole strutture di appoggio per un servizio più agile alla nostra gente. È ancora presto per fare ipotesi.

In questo momento credo che il massimo possibile l’abbiamo perseguito: mantenere i contatti telefonici con i nostri animatori (anche inviando credito per i telefoni), incontrare quelli che sono usciti, là dove sono arrivati, non appena possibile rientrare per dare un segnale di tranquillità e per dire che la parrocchia non muore… Fatto questo, finalmente un po’ di ferie!  

La nostra esperienza è stata dura e marcherà per sempre la nostra vita. Però noi siamo stranieri, bianchi: per questo tutto il mondo per un momento dà risalto a questa notizia. E rapidamente noi abbiamo raggiunto una posizione sicura. Possiamo ritornare a casa nostra. C’è un’infinità di gente che quotidianamente vive questa tensione e praticamente nessuno se ne dà pena. Sarà che questa è giustizia? La sfida della pace riguarda tutti: se io sto bene e sono contento, basta così, sbaglio. Alla fine la storia ci presenta il conto. Non possiamo che lavorare per la pace pensandola con tutti e per tutti. Per questo non ci sarà mai una pace vera, se imposta con la forza. Non ci sarà mai pace se gli altri sono solo una opportunità da sfruttare e non persone e storie da ascoltare e conoscere. Alla fine non ci sarà mai pace se non nasce da cuori umili e riconciliati. Per questo credo che la nostra fede sia importante. Pian piano dobbiamo cominciare a valutare e a mettere in discussione i nostri stili di vita, le nostre priorità, le nostre esigenze… Parole per aprire la riflessione e cercare insieme… magari approfittando delle prossime ferie.

 

Don Lorenzo Barro, Vicario generale di Nacala

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