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Chiusura anno pastorale: 3 perdite e 4 sfide di un anno particolare

Il Vescovo Giuseppe Pellegrini: "Deve cambiare la nostra pastorale. Ci prenderemo un anno sabbatico per riflettere sul vissuto e fare scelte nuove". Ad inizio celebrazione è duplice testimonianza dalla quarantena: una giovane coppia di genitori e l’infermiera di S. Vito Cavaliere dal Presidente Mattarella

Parole chiave: Anno pastorale (4), Vescovo (147), Coronavirus (232)
Chiusura anno pastorale: 3 perdite e 4 sfide di un anno particolare

 

 

Preti e laici tutti con la mascherina e distanziati nei banchi. Nella chiesa parrocchiale di Borgomeduna in Pordenone giovedì 18 giugno alle ore 21, in diretta sul canale il13, si è celebrata la conclusione dell’anno pastorale 2019-2020 al tempo del Covid-19.

Date le restrizioni numeriche in vigore per l’anti assembramento, erano presenti solamente: i componenti del Consiglio episcopale, i Vicari e provicari foranei, i membri del Consiglio pastorale diocesano e due rappresentanti delle Unità pastorali.

A inizio celebrazione sono state ascoltate due brevi testimonianze:

-      Maria Facca e Mattia Benedet, giovane coppia di sposi con due bambini della parrocchia di Roveredo in Piano, che hanno raccontato come hanno vissuto la preghiera e la vita spirituale nei mesi della quarantena forzata;

-      Francesca Leschiutta, infermiera e coordinatrice infermieristica della casa di riposo parrocchiale di S. Vito al Tagliamento, nominata Cavaliere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella. L’infermiera ha raccontato l’esperienza della clausura volontaria con gli ospiti della casa di riposo, assieme ai suoi colleghi, per tutelare la salute degli anziani residenti.

 

Segue ampia sintesi dell’intervento del Vescovo Giuseppe Pellegrini:

 

«Desidero iniziare questa riflessione con quell'immagine che ci ha accompagnato in quest’anno pastorale: i discepoli di Emmaus.

Senza la nostra volontà il cammino ha rischiato di interrompersi bruscamente. Certamente è stato per tutti un cammino faticoso;

 

«3 perdite» nel tempo pandemia

 

-       1 a perdita: quella del contatto umano. È la perdita della relazione con gli altri, separati dagli amici, dai vicini dai colleghi e anche - per molti – dai propri familiari; a soffrirne sono stati proprio i più piccoli e la psicologia moderna ci dice che sarà una delle emergenze del futuro, proprio perché molti si sono chiusi in se stessi con la paura di uscire, di incontrare.

-       2a perdita: quella della comunità. Un virus invisibile ha colpito l'anima della vita comunitaria proprio perché le persone si guardano paura pensando che il contagio venga proprio dai loro cari e amici; il virus ha colpito i rapporti tra le persone e la vita comunitaria.

-       3a perdita: quella delle pratiche religiose, del non poter dare un degno saluto ai morti a cusa del Covid-19, la perdita della normale attività pastorale. Le parrocchie sono state le prime ad essere interessate dai provvedimenti del Governo, provvedimenti certamente necessari nel clima di emergenza dei 3 mesi di quarantena forzata che hanno avuto un impatto molto forte e ancora sentiamo disorientamento, paura, rabbia e delusione.

 

Questi 3 mesi sono stati la cartina di tornasole della maturità spirituale della gente, delle comunità, di noi preti. Molte comunità parrocchiali hanno cercato di mettere in atto forme concrete digitali per tenere viva la fede di tutti. Si è verificata un'alleanza tra la liturgia e internet, praticata soprattutto del giovani che sono abituati ad abitare i social network.

 

Perché lo streaming è piaciuto?

 

Me lo domando e vi domando: perché è piaciuto così tanto lo streaming? Forse perché coinvolge poco senza essere presenti, limitandosi ad assistere anziché parteciparvi.

Dobbiamo riconoscere che ci siamo accontentati di solo di trasmettere le celebrazioni su YouTube, senza praticare la strada di una formazione alla liturgia domestica compresa la valorizzazione più forte e significativa del sacerdozio comune che è di tutti i laici.

Dobbiamo approfondire e recuperare la spiritualità della Parola, della Bibbia.

La voce di papa Francesco è stata veramente profetica in questi tre mesi, ricordandoci che Gesù non ci ha lasciati mai soli: questa è una certezza e non ci ha mai abbandonati. Il Signore ha sentito il nostro grido di dolore, ci ha sempre accompagnati come ai due discepoli di Emmaus.

È necessario ripartire dalla Parola, l'unica che ci può aiutare a capire ed interpretare il nostro vissuto, ciò che ci è capitato e ci sta ancora capitando.

 

Dall’emergenza è nata l’urgenza: compatire assieme

 

“Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” ci dice Gesù. Dell'emergenza vissuta e che (non dimentichiamolo) stiamo ancora vivendo è nata un’urgenza per tutti: la compassione e soffrire insieme con gli altri.

 

Da Babele alla Pentecoste: icona per l’anno pastorale 2020-2021

 

Il coronavirus ha evidenziato quelli che chiamo gli assalti Torre di Babele presentata dall’Antico Testamento e che le persone orgogliosamente volevano costruire. Da Babele alla Pentecoste: sarà l'immagine che ci accompagnerà nel nuovo anno pastorale 2020-2021 proprio perché rileggendo questa esperienza biblica, possiamo individuare alcuni punti concreti per il nuovo anno.

L'esperienza di questi mesi rappresenta uno spartiacque: la comunità cristiana è chiamata a un cammino di rigenerazione, perché è ricondotta sempre di più all'essenziale.

Ecco perché la pastorale di domani del dopo Covid non dovrà essere più come la pastorale del prima Covid. L’adagio “andrà tutto bene” non deve significare che riprenderemo tutto come prima, perché se faremo così significa che non stiamo prendendo sul serio quel rinnovamento che Papa Francesco ci sta dando fin dall'inizio del suo pontificato.  Dobbiamo riprendere in mano l’Evangelii Gaudium che non è solamente uno dei tanti documenti, ma lo definisco la ripresentazione dello spirito conciliare del Vaticano II° per la Chiesa di oggi e ci aiuterà a vivere con sapienza e discernimento questo tempo che stiamo vivendo.

Superare l’antico adagio “si è sempre fatto così” ci deve essere di spinta per la conversione pastorale perché se perdiamo questa opportunità perdiamo il treno della storia. Alcuni stili di vita e determinate scelte pastorali non sono solo necessarie, ma solo improcrastinabili. La stessa visita pastorale ha – tra i suoi obiettivi – di individuare alcune scelte da attuare in una Chiesa che si fa prossimità, vicinanza, che sa ascoltare e annunciare con gioia il Signore Gesù.

 

Sarà un anno sabbatico: rileggere il vissuto e declinarlo in scelte inedite

 

Questo prossimo anno pastorale 2020-2021, dunque, sarà un anno sabbatico proprio per rileggere con attenzione e sapienza l'esperienza della pandemia, con una domanda di fondo: cosa chiede il Signore alla nostra Chiesa diocesana? Cosa chiede ai noi preti, a noi laici, alle nostre parrocchie, alla vita consacrata, al territorio tutto?

Sarà un anno particolare, quello che vivremo da settembre 2020 in poi, senza fare una progettazione, ma per meglio essere aiutati a rileggere il vissuto, individuando proprio nel vissuto faticoso i segni dei tempi, ciò che il Signore ha voluto e vuole dirci, ciò che dobbiamo cambiare, ciò che non serve più. Per una Chiesa che va all'essenziale, che non si accontenta del fare sempre le cose come sono state fatte, ma il criterio è quello della creatività che cerca di essere significativa per ogni uomo per ogni donna di oggi.

 

4 sfide per l’anno pastorale 2020-2021

 

1 a sfida: ripensare la nostra fede e il livello di fiducia. Non è stato un caso che l'esperienza della pandemia sia coincisa con la Quaresima, la Pasqua e che il tempo più difficile e complicato (anche nel nostro territorio pordenonese) è stato quello della Settimana Santa. Vi invito, perciò, a riprendere in mano il testo dell'omelia di Papa Francesco del Venerdì Santo 27 marzo scorso: immagini, volto, parole di quel pomeriggio hanno segnato la Chiesa e l'umanità tutta. Il Papa ci invita a fidarci di Dio, ad avere fede.

 

2 a sfida: l’assemblea liturgica domenicale. Dobbiamo chiederci se le nostre assemblee domenicali, le Messe che celebriamo, sono capaci di creare vera comunione, dove tutti partecipano attivamente alla celebrazione eucaristica.

 

3 a sfida: la formazione catechistica e spirituale. Dobbiamo avere coraggio di riprendere in mano tutta la catechesi parrocchiale, viverla non più come una catechesi scolarizzata, ma come una catechesi esperienziale, iniziando con piccoli gruppi, seguiti personalmente, attivandosi anche nelle famiglie.

 

4 a sfida: riprendere a incontrare le persone. Le persone hanno bisogno di essere ascoltate. Approfittate anche di questi mesi estivi, riattivando la visita alle famiglie. Anche se i Grest sono vissuti in forma ridotta e segnati dalle disposizioni anti contagio, tornate a riaprire le porte della comunità per incontrare ragazzi, genitori. Facciamolo con gioia ed entusiasmo.

 

Prime Comunioni e Cresime siano condivise come Unità pastorale

 

Per quanto riguarda i sacramenti della Prima comunione della Cresima invito ai sacerdoti a incontrarsi per Forania e per Unità pastorali per fare delle scelte comune e condivise. Questo è il tempo della coesione. Questo è il tempo della collaborazione reciproca concreta. Non è il tempo del fai-da-te, ma del fare e pensare assieme.

 

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