Cultura e Spettacoli
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Manzoni (Ert): "Per il teatro la crisi è tremenda"

Intervista a Renato Manzoni, direttore dell'ente regionale teatrale (ERT) che gestisce un circuito di ben 27 teatri, 9 dei quali in Friuli Occidentale

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Manzoni (Ert): "Per il teatro la crisi è tremenda"

L'Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia (Ert) è l’organismo che gestisce il "circuito teatrale" in regione, forte di ben 27 teatri, 9 dei quali (Casarsa, Cordenons, Maniago, Polcenigo, Prata, Sacile, Spilimbergo, San Vito al Tagliamento, Zoppola) nel Friuli Occidentale.
Da fine febbraio l’Ert ha dovuto fermare e riprogrammare oltre 70 spettacoli (senza contare Teatro&Scuola). Ma è ancora tutto bloccato. Ne abbiamo parlato con il direttore dell’Ert, Renato ManzoniR.

Manzoni, l’Ert ha riprogrammato più volte gli spettacoli della stagione 2019/2020...
L’Ert ha spostato gli spettacoli di marzo/aprile, un periodo intensissimo, a fine aprile/maggio, poi a fine maggio/giugno, ora in autunno tra ottobre e gennaio. Molti dicono che sono ottimista a pensare di riaprire a ottobre senza distanziamento, ma io credo che bisogna lavorare in questo senso, anche senza certezze: il nostro dovere è di organizzare le programmazioni al meglio sperando che il virus dia tregua per l’autunno. Se aspettassimo gennaio, saremmo più sicuri? Non esiste un piano B se i contagi dovessero ripartire: semplicemente salterebbe tutto, stagioni e organizzazione. Per cui lavoriamo su ottobre, consapevoli delle grosse difficoltà: per gli attori, per quanti lavorano dietro le quinte, per il pubblico: per tutti serviranno prudenza e presidi sanitari, che possiamo garantire, ma il distanziamento è impossibile. I nostri teatri sono sempre esauriti e quindi dovremmo fare cinque repliche per ogni spettacolo invece di una, insostenibile dal punto di vista sia economico che organizzativo.
Insomma, non è a rischio solo la fine dell’attuale stagione, ma anche l’avvio della prossima…
Certo! Di solito le compagnie in questo periodo avevano già "venduto" i loro spettacoli a Roma e Milano, cioè le lunghe teniture, e in maggio avremmo cominciato a programmare noi. Ora è tutto sospeso: le compagnie non sanno quando potranno iniziare le prove di nuovi spettacoli né quando potranno debuttare, di certo non nei festival estivi dove debuttavano di solito, tutti annullati. Quindi almeno per buona parte della prossima stagione avremo solo riprese, sperando in qualche novità più avanti.
È chiaro che qui non sono in gioco solo le stagioni (teatri, spettacoli, compagnie, ecc), ma anche i lavoratori.
Sicuramente. Oggi tutti i dipendenti Ert, sono in smart working, in recupero ferie pregresse e straordinari; da maggio saranno in cassa integrazione per alcuni giorni al mese. Ma per assurdo in questo periodo il lavoro è intenso sia per gli amministrativi che per i programmatori: dobbiamo fare i rendiconti ai comuni, i bilanci, lo spostamento di date, l’organizzazione del lavoro, prevedere i nuovi codici di comportamento e molto altro. Non tutti capiscono che nel nostro settore l’attività non si ferma quando non ci sono gli spettacoli: inizia molto prima e finisce molto dopo.
Oggi chi paga di più la crisi sono i service, cioè quelle ditte che forniscono elettricisti, macchinisti e facchini per allestire gli spettacoli e materiali tecnici come luci e fonica: in regione tra marzo e aprile hanno perso centinaia di migliaia di euro di lavori e ora perderanno tutti i lavori estivi e i grandi concerti, mentre le loro spese per acquisto di materiali continuano a correre e non sanno come fare con i loro collaboratori.
Poi ci sono i lavoratori con contratto "a chiamata", solo l’Ert ne ha trentacinque (maschere, cassiere e addetti alla sicurezza): questi dipendenti per una serie di vincoli non hanno percepito nulla in questi mesi, la proposta di una cassa integrazione in deroga non è andata avanti, ora rimane solo la speranza di un reddito di emergenza una tantum.
Da uomo di teatro di lunga esperienza come vede la situazione? C’è il pericolo che muoia tutto?
Morire no, il teatro nella sua storia ha affrontato altri periodi di crisi, questo però è uno dei peggiori. Dopo la guerra c’era la voglia di tornare a stare insieme e divertirsi, oggi per un lungo periodo dovremo convivere con la paura del contagio e la crisi economica che colpirà le famiglie, cioè il pubblico; anche gli enti locali avranno meno risorse per la cultura. Sarà molto dura, ma spero di vedere il rilancio. Vanno poi considerati gli effetti psicologici della paura sul pubblico: come reagirà?
Ma sarebbe davvero possibile riaprire i teatri con numeri ridotti di spettatori?
Lo escludo. C’è un documento Agis inviato al Ministro che cerca di fare un cronoprogramma della ripresa. Crediamo possibile riaprire gli spazi teatrali con numero ridotto di posti solo per alcuni appuntamenti estivi come cinema all’aperto, piccoli spettacoli teatrali: distanziamento significa un posto utilizzabile ogni cinque, "a scacchiera".
È dura anche per il cinema reggere economicamente il distanziamento, ma una ripresa aiuterebbe a superare la diffidenza del pubblico a stare insieme. Ricordiamoci che il teatro è "spettacolo dal vivo": le forme online possono essere promozionali quando non si può fare altro, ma è proprio un’altra cosa che ne contraddice la natura. Il teatro vive del rapporto emozionale tra palcoscenico e pubblico.
Problema contributi: che accadrà?
Per ora Ministero e Regione hanno confermato i contributi 2019 anche per il 2020 sospendendo per quest’anno i parametri previsti: speriamo che il Ministero mantenga questo impegno, la Regione lo ha già fatto. Ma il problema grosso sarà il 2021 quando crolleranno gli incassi e tutto sarà più difficile. La proposta dell’Agis è di considerarlo un anno ponte e quindi confermare ancora i contributi 2019 al di fuori dei parametri stabiliti. Ma Regioni e Stato saranno in grado di farlo e ne avranno la volontà con tanti altri settori in crisi a partire dal commercio e dal turismo? Grande incognita.
Nico Nanni

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