Cultura e Spettacoli
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Intervista a Beatrice Venezi, presente a Pordenonelegge domenica 18

A Pordenonelegge Venezi presenterà il suo ultimo libro (in uscita per Utet il 20 settembre) "L’ora di musica. Un invito alla bellezza e all’armonia", in due appuntamenti: alle 18 a al Capitol di Pordenone con Franco Calabretto, alle 21 a Sacile nel Teatro Zancanaro con Valentina Silvestrini (che l’ha intervistata per Il Popolo in anteprima).

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Intervista a Beatrice Venezi, presente a Pordenonelegge domenica 18

Quella strana forma di comunicazione (oltre che d’arte) capace di descrivere il mondo, eppure lei stessa indescrivibile. È il mistero della musica, soprattutto classica "che a differenza di altri generi non è regolare, neppure quando si tratta di forme ben strutturate: per quanto ci siano elementi ricorrenti, ritornano nella variazione. È una complessità strutturale che rende la musica classica oggi, in una società così tanto semplificata, più necessaria che mai" spiega Beatrice Venezi, direttore d’orchestra, appena 32enne e già con una ricca esperienza internazionale oltre che nel Belpaese, patria del suo amatissimo Puccini.
A Pordenonelegge Venezi presenterà il suo ultimo libro (in uscita per Utet il 20 settembre) "L’ora di musica. Un invito alla bellezza e all’armonia", in due appuntamenti: alle 18 a al Capitol di Pordenone con Franco Calabretto, alle 21 a Sacile nel Teatro Zancanaro con Valentina Silvestrini (che l’ha intervistata per Il Popolo in anteprima).
Quest’ultimo volume segue i precedenti "Allegro con fuoco" e "Le sorelle di Mozart". Perché questo titolo L’ora di musica?
Nei precedenti così come in questo libro l’intenzione era suggerire nuove forme per incuriosire alla musica classica. Questo libro si chiama così perché raccoglie piccole lezioni, come fosse l’ora settimanale di musica: sono miniature di storia della musica raccontata, spero, in maniera leggera e accessibile, per dare un’infarinatura generale (sugli strumenti musicali, sui compositori, sulla terminologia, etc) e far percepire la classica come qualcosa di quotidiano. Il mio sogno è che queste parole entrino nelle chiacchiere al bar.
Cos’è l’invito alla bellezza e all’armonia?
Bellezza e armonia sono proprio il compito della classica, qualcosa di cui abbiamo molto bisogno. La musica ci riporta a qualcosa che sta sopra di noi, che trascende l’umano e ci mette in contatto con qualcosa di più alto, ci ispira a dei modelli di bellezza, di spiritualità.
Anche chi non frequenta questi repertori, ha in memoria brani che arrivano dalle pubblicità o dai film, in cui si riconosce. Apprezzare la classica è anche frutto di abitudine a sentire dei brani?
È evidente che una conoscenza facilita l’approccio, specie per compositori complessi. Però è un genere come altri, che deve suscitare emozioni, a cui approcciarsi anche in maniera molto istintiva. La musica non parla a tutti allo stesso modo, perciò è unica, è un messaggio unico per il singolo ascoltatore ma al contempo è un rituale collettivo.
Nel suo precedente libro scrive che a poche donne, tutt’oggi, viene perdonato il talento, a pochissime il successo. Perché?
Per quanto riguarda il nostro paese, è il successo il problema, non viene perdonato a nessuno. Non solo non provoca giubilo altrui ma anzi si cerca la piccola crepa attraverso cui far filtrare l’acqua. Ciò vale ancor di più per le donne, particolarmente sotto la lente di ingrandimento.
Qual è la parte più difficile del suo mestiere, tanto più per una donna?
Al di là della preparazione tecnica, sicuramente la relazione con l’orchestra con cui si instaura quasi uno scontro, una sorta di lotta per capire chi prende il sopravvento. È un meccanismo complesso, che va domato. Ciò che infastidisce, è che per le donne viene sempre prima il pregiudizio: mentre per un uomo si dà per assodata la sua preparazione, per le donne bisogna prima sfatare un cliché.
Lei ricorda spesso il suo mentore, il maestro Bellugi: come fu il rapporto Maestro-allieva di direzione?
Il fatto che avesse un’allieva direttore d’orchestra non era proprio un tema; è stato così normale che con lui mi sono cullata nell’idea che non fosse una questione. Poi me ne sono accorta.
Un po’ come la pianista Yuja Wang con le sue minigonne, anche lei con i suoi splendidi abiti lunghi e un carisma che si esplicita anche nella sembianza, ha rotto un tabù, rivendicando la femminilità anche in queste professioni. È un preciso intento?
Il fatto di non dover nascondere è assolutamente intenzionale. Ed è tipicamente italiano il cliché secondo cui la donna engagé o la donna di cultura, o la donna politica, non debbano essere curate per essere credibili.
Nei libri ha un modo molto "materno" di spiegare, come rispondendo a un’esigenza proprio di divulgazione. Quasi un senso politico in un’accezione civica; è un’attitudine che arriva dalla sua famiglia e dall’aver respirato l’impegno politico di suo padre [per un periodo dirigente nazionale di Forza Nuova, ndr]?
Mio padre si è occupato di politica per un periodo limitato. Piuttosto, ha fondato il primo circolo di cinema a Lucca, è un grande appassionato di teatro, di letteratura, divoratore di libri di Storia. Mia madre altrettanto nel campo delle arti figurative. Loro mi hanno portato nei teatri e nei musei, credo che sia stata piuttosto la loro attitudine alla divulgazione ad essermi stata impressa al punto da sentire di doverlo fare a mia volta. Credo che la maternità sia propria di tutte le donne, questa attenzione da un lato ad accogliere le istanze altrui, dall’altro a voler lasciare qualcosa agli altri".
Valentina Silvestrini

L’ACCORDATORE
UN GIALLO AL BUSONI

Per gli appassionati di musica - e di gialli - si segnala l’incontro "L’accordatore" con Giancarlo Riccio presentato da Valentina Silvestrini, sempre domenica 18 alle ore 16 in Largo San Giorgio. Chi ha rubato i pianoforti alla vigilia del concorso Busoni?

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