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Costituzione 1948-2018. Un inno di speranza e di fede

Il 1° gennaio 1948 entrava in vigore la nostra Costituzione, nata dalle macerie della seconda guerra mondiale, figlia della Repubblica. Sono passati 70 anni: cosa ha ancora da dirci oggi

Parole chiave: Costituzione (7), Repubblica (9), Politica (33)
Costituzione 1948-2018. Un inno di speranza e di fede

La scelta della Repubblica, avvenuta 70 anni fa in seguito al Referendum fra monarchia e Repubblica, trova il suo compimento il 22 dicembre 1947 quando l’Assemblea Costituente approva, a larghissima maggioranza, la Costituzione.
"Questa carta che stiamo per darci è, essa stessa, un inno di speranza e di fede. Infondato è ogni timore che sarà facilmente divelta, sommersa, e che presto sparirà. No: abbiamo la certezza che durerà a lungo, e forse non finirà mai, ma si verrà completando ed adattando alle esigenze dell’esperienza storica". Le parole profetiche, pronunciate da Meuccio Ruini, presidente dell’Assemblea, conservano ancora la loro validità e la Carta continua a costituire la base della vita costituzionale italiana.
Era la prima volta che il popolo italiano si dava, in modo democratico, la propria Costituzione, nella quale erano confluite tre grandi tradizioni politiche: quella cattolica, quella liberale e quella socialcomunista.
Il contributo dei cattolici alla stesura della Costituzione mantiene, anche a distanza di anni, un valore particolare. Nell’Assemblea Costituente, essi parteciparono alla stesura della nuova Carta fornendo, in un contesto storico, politico-ideologico e culturale caratterizzato da diversi schieramenti, un apporto chiaro e decisivo. Alcuni costituenti, quali Dossetti, Moro, La Pira, Tosato, Costantino Mortati, Fanfani, lasciarono un segno indelebile nelle parti più significative della Costituzione. Essi non scesero a "compromessi", ma operarono per una sintesi costruttiva che potesse superare i contrasti politici.
I cattolici svolsero allora un ruolo diretto nell’ideazione e nella costruzione del nuovo ordinamento repubblicano, richiamandosi al cattolicesimo sociale e ricercando, nello stesso tempo, quanto fosse comune e condivisibile anche da altre forze.
Il principio personalista, che pone a fondamento la centralità e la dignità della persona umana, singola e associata, trasfuso negli articoli 2 e 3 della Carta, divenuto fondamentale nel nostro ordinamento, sarà poi assunto a riferimento di tutta la legislazione successiva.
Il "riconoscimento" della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, evidenzia come questa piccola "società" abbia diritti originari che esistono prima dello Stato.
I principi di solidarietà, il ripudio della guerra, la possibilità di consentire limitazioni di sovranità nazionale per promuovere la pace e la giustizia fra i popoli, sono la testimonianza della "visione universale" del cattolicesimo. L’Unione Europea, che ha trovato attuazione negli anni, è espressione di questa scelta.

Al termine dei lavori, Giorgio La Pira presentò un ordine del giorno per inserire un preambolo che avrebbe dovuto richiamare Dio come ispiratore della Costituzione. Egli voleva far precedere il testo con la formula brevissima "In nome di Dio il popolo italiano si dà la presente Costituzione".
Questa proposta non fu "gradita" e venne ritirata prima dell’approvazione della Carta per evitare contrasti alla fine dell’attività assembleare.
Possiamo però essere sicuri che lassù Giorgio La Pira abbia riproposto l’ordine del giorno e, questa volta, abbia ottenuto da Dio che la Costituzione italiana sia posta sotto il Suo nome.
Antonio Lazzàro, già Presidente del Tribunale di Pordenone

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