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Il dono più prezioso

Nella vita fragile germoglia il futuro

3 febbraio, festa della vita. Non si tratta di una delle tante giornate pro questo o pro quello. La vita è una frontiera di impegno per il credente e per la comunità cristiana. Prende le mosse da un passo di Isaia il messaggio che quest’anno i Vescovi italiani propongono alla nostra riflessione.
"Ecco, io faccio una cosa nuova. Non ve ne accorgete? Aprirò nel deserto una strada, metterò fine alla steppa" (Is 43, 21).
L’annuncio di Isaia al popolo testimonia la speranza nel domani di ogni donna e di ogni uomo che ha radici nel presente, in quello che possiamo riconoscere nell’opera sorgiva di ciascun essere umano e di ogni famiglia. E’ la vita il futuro a cui siamo chiamati a partecipare, nel soffio vitale di di Dio.
La vita e il futuro sono nella famiglia, scrivono i Vescovi e ci ricordano come l’esistenza sia il dono più prezioso fatto all’uomo.
E’ la  vita che ringiovanisce. Gli anziani "arricchiscono il Paese perchè rappresentano la memoria di un popolo". Proprio il loro sguardo saggio e ricco di speranza consentirà di superare la crisi che il nostro Paese attraversa. Il messaggio dei Vescovi, sulla scorta di quanto dice spesso Papa Francesco, invita a costruire una "solidale alleanza fra generazioni". In questo modo si consolida la certezza per il futuro dei nostri figli. Costruiamo oggi, dice con insistenza Papa Francesco, una solidale alleanza fra le generazioni e così consolidiamo la fiducia nel domani dei nostri figli e si spalanca l’orizzonte del dono di sè che riempie di senso l’esistenza. "Il cristiano guarda alla realtà futura per vivere pienamente con i piedi piantati per terra, affrontando con coraggio le innumerevoli sfide antiche e nuove come la mancanza di un lavoro stabile e dignitoso che spegne nei giovani l’entusiasmo e aggrava la crisi demografica dovuta anche alla denatalità che determina una situazione in cui il ricambio generazionale non è assicurato e rischia di condurre nel tempo a un impoverimento. Facciamo del bene - esortano i nostri Vescovi - e così metteremo da parte un buono per il futuro, per acquistare la vita vera (Tim 6, 18-19).
E’ la vita che ringiovanisce. Dalla singola cellula all’intera composizione fisica del corpo e dei pensieri, dalle emozioni, dalle relazioni alla vita spirituale non vi è dimensione dell’esistenza che non si trasformi nel tempo "ringiovanendo" anche nella maturità se non si spegne l’entusiasmo ci sono tante dimensioni nell’uomo che si trasformano nel tempo con nuove esperienze possibilità creative.
Costruiamo oggi pertanto una solidale alleanza tra le generazioni, ricorda Papa Francesco, così si consolida la certezza per il domani dei nostri figli. E si spalanca l’orizzonte del dono di se che riempie di senso l’esistenza. Il cristiano guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere pienamente, con coraggio, alle innumerevoli sfide antiche e nuove. La mancanza di un lavoro stabile e dignitoso spegne nei giovani l’anelito al futuro e aggrava il calo demografico che determina nel tempo un impoverimento economico e la perdita forze vive. Si rende sempre più necessario un patto per la natalità che coinvolga forze culturali e politiche senza contrapposizioni strumentali a favore della famiglia, grembo generativo del nostro Paese. Per aprirci al futuro siamo chiamati all’accoglienza della vita, fin dalla sua origine. L’accoglienza della vita fragile apre al futuro. Vita dignitosa per i piccoli, per i malati, per gli anziani è un valore di civiltà e prima ancora di vera umanità che deve stare a cuore a ogni comunità cristiana e alla società civile.
Nel catechismo leggiamo: "I bambini e le bambine sono una parte importante della comunità umana. Ognuno di loro è amato da Dio perché creato a sua immagine e somiglianza". La prima cosa da fare è fermarci stupiti davanti a un nostro nipotino, è lui, con i suoi sorrisi e i suoi pianti, la sua fame e i suoi ruttini, nel suo sonno e quando si sveglia la gran bella notizia che ci sorprende e ci incanta. E’ lui il Vangelo che dobbiamo testimoniare con entusiasmo alla gente del nostro tempo, così chiusa in se stessa da temere questi splendidi doni che il buon Dio continua a farci. Sono figli nostri ma sono anche figli del Padre che lascia sul loro volto stupito la sua immagine, ancora fresca di stampa. Li affida alle nostre cure perché possano crescere apprezzando la vita e lasciando un’orma originale in questa nostra storia.
Una nascita non si improvvisa. C’è una lunga attesa. Nove mesi in cui un uomo e una donna condividono assieme una grande gioia, ma anche una certa ansia. E a volte portano insieme il peso di una gravidanza che si annuncia fin dall’inizio difficile e costringe la mamma a lunghi periodi di forzato riposo. Quante volte marito e moglie si sorprendono a pensare alla nuova vita che si sta costruendo nel grembo di lei.
Marito e moglie diventano papà e mamma, e ora affrontano il nuovo compito. Si nota però in loro tanta cura e tutto il loro affetto. E’ così fragile questo neonato! Essere padre ed essere madre, significa vedere una parte di sé in un nuovo individuo, che porta in sé un patrimonio cromosomico ereditato dai genitori. Per questo si scrutano i tratti del suo volto, per riconoscere una somiglianza più marcata e attribuirla a suo padre o a sua madre. E’ fragile e bisognoso di tutto. Per cui talvolta ci si illude di trattarlo come una lavagna vuota su cui si potrà scrivere a piacimento. O come una cera su cui lasciare impresso quello che si ha a cuore. Ma questo piccolo, innocente e indifeso, è una persona libera.
Comincia una storia, la storia di una persona che a suo tempo dovrà scegliere la sua strada.

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